Quando la dieta si trasforma in ortoressia

Le abitudini salutari possono diventare forme di schiavitù

L'attenzione per i cibi sani e per la forma fisica ha anche un lato oscuro. Quando le abitudini salutari vengono spinte al limite si parla di ortoressia, l'adesione a un codice di comportamento caratterizzato da regole autoimposte severissime e che tendono alla maniacalità.
Negli ultimi tempi, le tantissime app di salute disponibili nei propri smartphone possono accentuare questa tendenza, come ricorda al Corriere della Sera Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista primario del Centro per i disturbi alimentari dell'ospedale San Raffaele di Milano: «Sembrano proporre opzioni valide per aiutare a intraprendere un cammino salutare e spesso lo fanno, ma possono anche spingere al controllo eccessivo della routine di allenamento e dei comportamenti alimentari, con il corollario della conseguente demonizzazione di alcuni alimenti, nella convinzione scorretta che esistano nutrienti che fanno male e che fanno bene. Le persone che entrano in quest'ordine di idee non badano più a limitare gli eccessi, ma solo a eliminare alcuni cibi, che iniziano a essere visti quasi come fossero “veleni”».
«Nel regime dietetico ortoressico non viene modulata quella che si definisce la giusta “frequenza di utilizzo” dei cibi, per cui si mangiano più spesso i cibi più semplici e meno spesso quelli più ricchi dice Erzegovesi perché, nel corso del tempo, questo modo di mangiare (sano e vario), non basta più. Così verranno tolti sempre di più gli alimenti considerati “malsani”, fino a quando i nutrienti essenziali non basteranno. È un meccanismo che, in maniera insidiosa e graduale, non si ferma e può iniziare da un proposito salutare».
L'ortoressia è strettamente legata a un'altra forma ossessiva, quella per l'attività fisica: «L'attività fisica che tutti dovremmo fare comporta il muoversi regolarmente, l'ascoltare il proprio corpo e il sentire che si sta meglio dal punto di vista mentale, fisico ed energetico spiega l'esperto . Quando le persone si sentono “costrette” a fare sport a ogni costo (correndo quando diluvia o allenandosi anche se ci si sente stanchi o si ha subito un infortunio) sono diventate vittima di un meccanismo per cui l'abitudine sana ha assunto le caratteristiche della dipendenza, tanto che, se quel comportamento non viene messo in atto, si può stare male quasi come si fosse in astinenza da una droga».
La categoria di persone più a rischio è costituita senz'altro dagli adolescenti: «I canali virtuali offrono facile accesso a tutti i modelli che hanno a che fare con l'eccessiva magrezza o i corpi “super in forma”, dove l'ossessione diventa collettiva chiarisce lo specialista . Il pericolo maggiore, tuttavia, è rappresentato dall'isolamento sociale. Le attività solitarie per definizione sono molto più a rischio di essere assorbite da un meccanismo ossessivo. Nella realtà di un gruppo fisico di amici l'ossessione è meno probabile e viene smascherata più facilmente: la condivisione tra pari bilancia gli eccessi grazie al confronto che aiuta a valutare sé stessi».

11/04/2022 15:20:28 Andrea Sperelli


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