Covid, l'infezione può tornare dopo Paxlovid

Effetto rimbalzo in circa l'1-2 per cento dei pazienti

Paxlovid riduce i tassi di ospedalizzazione e mortalità per Covid-19, ma evidenzia un effetto rimbalzo in alcune categorie di pazienti. A fare il punto sulla situazione sono uno studio israeliano e un articolo sul portale della Fnomceo Dottore ma è vero che?
Lo studio del Clalit Health Services, in Israele, pubblicato su Research Square ha esaminato i dati di quasi 110.000 pazienti Covid fra il 9 gennaio e il 10 marzo 2022. Lo 0,6% dei pazienti dai 65 anni in su trattati con Paxlovid è stato ricoverato in ospedale. Chi non ha ricevuto il farmaco è stato ricoverato 3 volte più spesso. Gli anziani non vaccinati né con precedente infezione hanno beneficiato di una riduzione del tasso di ricovero dell'86%.
Il beneficio era visibile anche in chi aveva sviluppato una precedente immunità, ma in misura inferiore, circa il 60%. Nei pazienti di età compresa tra 40 e 64 anni, tuttavia, indipendentemente dalla loro precedente immunità, i dati non hanno mostrano alcun significativo beneficio significativo nel ridurre i tassi di ospedalizzazione.
L'effetto dell'antivirale sembra però non definitivo. I Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) degli Stati Uniti sottolineano infatti, in circa il 2% dei guariti, la presenza di un effetto rebound, cioè di un ritorno dei sintomi dopo aver superato l'infezione.
I sintomi possono ritornare da 2 a 8 giorni dopo la guarigione iniziale. Secondo i ricercatori, con la riduzione della carica virale il farmaco diminuisce la sua azione di stimolo verso il sistema immunitario, che quindi non sarebbe attivo a sufficienza per eliminare del tutto l'infezione.
Un'altra ipotesi è che il virus riesca a nascondersi in organi e tessuti, mettendosi al riparo fino a quando il trattamento non viene interrotto per poi ricominciare a proliferare. Lo stesso meccanismo osservato con il virus dell'Hiv.
"Non sembra invece necessario ricominciare a prendere l'antivirale, né prolungare la durata del trattamento per prevenirne il ritorno", spiegano comunque i ricercatori. “Questi dati non mettono in dubbio i vantaggi della cura nei soggetti ad alto rischio di progressione, in cui sembra ridurre di quasi il 90% il rischio di ricovero e morte".

15/06/2022 15:15:00 Andrea Sperelli


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