Più aritmie con alti livelli di inquinamento

Studio italiano mostra un altro effetto negativo dell'inquinamento ambientale

Fra gli effetti negativi dell'inquinamento ambientale va annoverato anche l'aumento delle probabilità di insorgenza di un'aritmia cardiaca. A dirlo è uno studio presentato a Heart Failure 2022, il congresso della European Society of Cardiology di Madrid.
"Abbiamo osservato che le visite in pronto soccorso dei pazienti con aritmia che avevano un defibrillatore impiantabile tendevano a concentrarsi nei giorni con livelli di inquinamento particolarmente alti", dice la prima firmataria dello studio Alessia Zanni, dell'ospedale Maggiore di Bologna.
Partendo da questo dato, i ricercatori hanno selezionato 146 pazienti che avevano ricevuto in passato un defibrillatore impiantabile, utile per rilevare la comparsa di eventuali aritmie.
Sono emersi 440 casi di aritmie ventricolari e un nesso evidente con il livello di inquinamento dell'aria. In particolare, per ogni innalzamento di 1 μg/m3 nei livelli di PM2.5 si registrava un aumento dell'1,5% del rischio di aritmie; nei casi in cui i livelli di PM2.5 erano di 1 μg/m3 al di sopra della media per un'intera settimana si verificava un aumento del 2,4%. Analogo il caso del PM10.
"La nostra ricerca suggerisce che le persone ad alto rischio di aritmia ventricolare, come quelli che hanno un defibrillatore impiantabile, dovrebbero verificare i livelli di inquinamento quotidiani", dice ancora Zanni. "Quando le concentrazioni di polveri PM2.5 e PM10 sono elevati (rispettivamente sopra i 35 μg/m3 e 50 μg/m3) potrebbe essere saggio rimanere a casa il più possibile e indossare una mascherina N95 se si va fuori, specie in aree con molto traffico".


23/05/2022 16:00:00 Andrea Sperelli


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