Nuovi fattori di rischio per le malattie cardiovascolari

Ricerca esamina i fattori di rischio del terzo millennio

Una metanalisi realizzata da ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma, in collaborazione con prestigiosi esperti americani (Deepak Bhatt del Mount Sinai di New York e Sanjay Rajagopalan della Case Western Reserve University di Cleveland), ha indagato sui fattori di rischio cardiovascolare del terzo millennio.
A farla da padrone è certamente l'inquinamento atmosferico, a loro volta implicato nei meccanismi alla base dei cambiamenti climatici, che a loro volta impattano sulla salute del cuore. Da tenere in considerazione anche inquinamento sonoro e luminoso, salute mentale, isolamento sociale e malattie infettive.
“Sebbene negli anni i trattamenti contro i fattori di rischio tradizionali siano diventati sempre più efficaci e abbiano contribuito non poco a ridurre incidenza e conseguenze della cardiopatia ischemica - sottolinea il dottor Rocco Montone, cardiologo presso la UOC Cardiologia Intensiva di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS-Università Cattolica e primo autore dello studio - questa resta la principale causa di morte nel mondo. Per questo l'attenzione si sta allargando dai fattori di rischio tradizionale, a tutto ciò che ci circonda, al mondo del quale siamo immersi, fatto di inquinamento, virus, problemi economici e psicologici che, a loro volta, possono contribuire in maniera sostanziale a determinare e perpetuare il problema della cardiopatia ischemica. Questi fattori di rischio - prosegue il dottor Montone - interagiscono in modo imprevedibile, spesso potenziandosi tra loro. Ecco perché è necessario considerarli nella loro totalità, includendoli in questo nuovo paradigma dell'esposoma. La nostra review fa dunque il punto su come l'esposizione a lungo termine all'esposoma possa contribuire alla comparsa di cardiopatia ischemica e suggerisce quali potenziali strategie di mitigazione del rischio andrebbero messe in atto”.
L'inquinamento atmosferico (soprattutto da PM2.5 o particolato fine) da solo può ridurre l'aspettativa di vita di 2,9 anni (il fumo di tabacco la riduce di 2,2 anni). “Questi decessi da inquinamento - ricorda il dottor Montone - sono causati soprattutto da malattie cardiovascolari e agiscono su vari meccanismi”.
Notevole anche l'impatto dei cambiamenti climatici: “Le ondate di caldo - ricorda il dottor Montone - sono sempre più frequenti; una prolungata esposizione al caldo è stata di recente correlata ad aumentato rischio di mortalità cardiovascolare”.
Da prendere in considerazione anche la salute mentale. Lo stress, la depressione e l'isolamento sociale possono minare la salute individuale e contribuire all'insorgenza di problematiche cardiovascolari.
Il rischio cardiovascolare aumenta anche in presenza di infezioni respiratorie importanti come l'influenza o il Covid, ma anche in seguito a parodontiti, Clamidia e infezioni da Helicobacter pylori.
“Sebbene la consapevolezza sociale del problema sia in aumento e le principali linee guida cardiovascolari stiano ora prendendo in considerazione l'importanza di ridurre l'esposizione a questi nuovi fattori di rischio cardiovascolare - afferma il Professor Filippo Crea, Editor-in-Chief di European Heart Journal, Direttore del Centro di Eccellenza di Scienze Cardiovascolari Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, già Ordinario di Cardiologia all'Università Cattolica - c'è ancora molta strada da fare per implementare strategie preventive e di gestione. In questo contesto, gli operatori sanitari e le organizzazioni pubbliche in generale dovrebbero essere consapevoli della necessità di affrontare questo cambio di paradigma”.

01/02/2024 16:00:00 Andrea Sperelli


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