Vaiolo delle scimmie, senza vaccino si rischia molto di più

Più probabilità di infettarsi per chi non è vaccinato

Una probabilità 14 volte maggiore di infettarsi di vaiolo delle scimmie per chi non è vaccinato. È la conclusione cui è giunto uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention pubblicato su Jama.
La raccomandazione dei Cdc è di effettuare due somministrazioni del vaccino Jynneos a distanza di 4 settimane per le persone ad alto rischio di infezione.
La ricerca ha riguardato i dati di 5.402 infettati fra il 31 luglio e il 3 settembre 2022.
I dati indicano che l'85% dei casi di infezione si è verificato fra i non vaccinati, mentre l'1,4% ha interessato chi aveva ricevuto almeno una dose 14 giorni prima della malattia. Infine, il 5% si è verificato tra coloro che hanno ricevuto almeno una dose 13 o meno giorni prima della malattia, mentre l'8% ha riguardato persone con stato vaccinale completo.
"La durata dell'immunità dopo una singola dose non è ancora nota”, hanno sottolineato gli autori della ricerca. “E poiché si prevede che l'efficacia del vaccino e la durata della protezione saranno migliori dopo 2 dosi, è tuttora importante che tutte le persone vaccinate ricevano la seconda".
L'epidemia di vaiolo delle scimmie non si diffonde più alla velocità dei mesi scorsi, ma rimane comunque pericolosa. "Nel complesso, le condizioni che hanno giustificato la determinazione della Public health emergency of international concern persistono, poiché l'epidemia di vaiolo delle scimmie continua a costituire un evento straordinario che pone un rischio per la salute pubblica a causa della diffusione internazionale", ha scritto l'Organizzazione mondiale della sanità.
La diffusione dell'infezione, tuttavia, è molto diversificata tra i paesi ad alto e a basso reddito. Nei primi si è registrato un calo significativo dovuto probabilmente ai seguenti motivi elencati dall'Oms: "adozione di comportamenti sessuali più sicuri tra le popolazioni ad alto rischio; riduzione stagionale dei grandi assembramenti; aumento dei tassi di vaccinazione pre e post esposizione; possibile aumento dell'immunità a seguito di infezione tra coloro che rischiano maggiormente il contagio".
Nei paesi a basso reddito, invece, il virus continua a diffondersi in maniera veloce.
Uno studio pubblicato sul Journal of Autoimmunity da scienziati dell'Università del Missouri ha cercato di capirne i motivi. Il team, guidato da Kamlendra Singh e Shrikesh Sachdev, ha identificato le mutazioni specifiche nel virus che contribuiscono alla sua continua infettività.
Il team ha analizzato le sequenze di Dna di oltre 200 ceppi del virus in questione. “Attraverso un'analisi temporale siamo stati in grado di ricostruire l'evoluzione e le mutazioni accumulate - afferma Sachdev -. Abbiamo scoperto che l'agente patogeno sta diventando sempre più intelligente, in grado di eludere la risposta immunitaria dell'organismo e diffondersi più velocemente nella popolazione".
I ricercatori hanno esaminato 5 proteine specifiche, un lavoro che potrebbe favorire lo sviluppo di farmaci più efficaci contro la malattia.
“I fattori di mutazione stanno sicuramente contribuendo all'aumento dell'infettività del virus - osserva Singh -. Questo lavoro rappresenta il primo passo verso la risoluzione di un problema di salute globale. Ci sono diverse ipotesi sul motivo per cui queste mutazioni possano favorire la replicazione del virus - conclude Singh -. Nei prossimi step cercheremo di individuare una strategia di approccio efficace per prevenire e contrastare l'infezione".

17/11/2022 10:20:00 Andrea Piccoli


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