Ecco come ricordiamo i sogni

Alcune persone li ricordano meglio di altre

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, diceva il poeta, ma è una sostanza che spesso sfugge non solo alla nostra comprensione ma anche alla nostra memoria.
Ci sono infatti molte persone che non ricordano ciò che sognano durante la notte, mentre altre sembrano più propense a farlo. Uno studio pubblicato su Nature Communications Psychology da un team diretto da Giulio Bernardi della Scuola Imt Alti Studi di Lucca ha indagato proprio questi aspetti della nostra vita.
«I sogni sono esperienze soggettive coscienti generate dal cervello durante il sonno, quando l'individuo è ampiamente, sebbene non del tutto, disconnesso dall'ambiente circostante, sia sul versante sensitivo (input), sia sul versante motorio (output), ed è tipicamente impossibilitato a esercitare sia la propria volontà sia l'autoriflessione», si legge nel razionale dello studio.
L'analisi ha chiarito in che modo e perché alcune persone ricordino meglio di altre i sogni e quali sono le caratteristiche soggettive che favoriscono il ricordo.
«Abbiamo dimostrato che gli individui che si svegliano più spesso con il ricordo di aver sognato sono coloro con più interesse verso i sogni, maggior tendenza a vagare con la mente durante il giorno e un sonno più lungo», spiega al Corriere della Sera Bernardi. «Si pensa che un sonno di lunga durata favorisca l'emergere dei sogni in quanto tendiamo a sognare meno nelle prime ore dall'addormentamento, quando il cervello viene spinto verso un sonno più profondo e senza sogni. Inoltre, studi precedenti hanno suggerito che la tendenza a vagare con la mente possa riflettere una propensione del cervello a “disconnettersi” dal mondo esterno, generando un flusso di esperienza indipendente, forse per una maggiore attività di regioni cerebrali legate a processi di riflessione e immaginazione. In alcune persone queste regioni potrebbero essere più attive sia durante il giorno sia durante la notte».
«Preponderante poi il ruolo giocato dall'interesse verso i sogni, ma anche meno chiaro. Taluni autori hanno suggerito che un interesse verso i sogni induca a prestarvi attenzione e quindi a ricordarli con maggiore facilità. Un'altra possibilità è che l'interesse verso i sogni scaturisca invece dall'avere una vita onirica ricca e vivida. Al momento non abbiamo evidenze per confermare l'una o l'altra ipotesi. Abbiamo inoltre indagato quali fattori influenzino la capacità di ricordare il contenuto dei sogni. Spesso al risveglio si ha l'impressione di aver sognato ma non si ricorda il contenuto del sogno, un'eventualità che prende il nome di sogno bianco. La capacità di ricordare il contenuto dei sogni sembra maggiore nei giovani e in coloro che hanno migliore capacità di ignorare le distrazioni. Quest'ultima capacità potrebbe essere fondamentale per tenere viva in mente l'esperienza del sogno, che tende altrimenti a sfumare rapidamente nel momento in cui siamo distratti da uno dei tanti stimoli che bombardano il nostro cervello al risveglio. Sul perché il ricordo dei sogni diminuisca con l'età non possiamo essere certi, ma riteniamo possa dipendere da un peggioramento della cosiddetta memoria di lavoro, quella che mantiene temporaneamente le informazioni e permette di manipolarle».
Allo studio hanno partecipato oltre 200 volontari fra i 18 e i 70 anni ai quali è stato chiesto di completare questionari e test cognitivi su specifiche caratteristiche, fra cui l'interesse verso i sogni, la capacità immaginativa, la memoria verbale e visiva.
«I volontari dovevano poi indossare per due settimane un actigrafo, una sorta di orologio da polso che registra il movimento e quindi riconosce le fasi di attività e quelle di sonno», precisa Bernardi. «Durante lo stesso periodo di tempo, con un registratore vocale, i volontari dovevano registrare ogni mattina l'ultima esperienza cosciente avuta prima del risveglio, anche nel caso in cui non ricordassero il contenuto del sogno o ritenessero di non aver sognato. A un sottogruppo di 50 volontari è stato anche chiesto di indossare un dispositivo elettroencefalografico portatile per un'analisi più dettagliata dell'attività cerebrale durante il sonno».
Le esperienze oniriche dei volontari sono state classificate in base alla capacità di ricordarne o meno i dettagli: alcuni ricordava contenuti particolari, altri riferivano di aver sognato ma di non ricordare i dettagli, altri ancora dicevano di non aver sognato affatto.
La somma delle due prime casistiche indica la stima della percentuale di coloro con almeno un'esperienza onirica. «In media la probabilità di svegliarsi al mattino con il ricordo di aver sognato è stata del 72%», dicono gli autori dello studio. Il 14% di questi sogni era rappresentato da sogni bianchi, mentre il 28% riferiva di non aver sognato.
«Il contenuto del sogno attinge a convinzioni e a ricordi e quindi presenta aspetti di continuità con i pensieri, le esperienze e le preoccupazioni che si hanno da svegli», spiegano gli autori dello studio. «Quindi si ritiene che il sogno rappresenti un'importante finestra sui processi che coinvolgono apprendimento e consolidamento dei ricordi, che dipendono dal sonno e sui quali i sogni hanno un potenziale ruolo causale. Inoltre, i sogni hanno una stretta relazione con la salute psicofisica. Alterazioni nella frequenza o nel contenuto delle esperienze oniriche possono accompagnare o precedere alcuni sintomi di disturbi psichici o neurologici durante la veglia. Infine, lo studio dei sogni e del sonno senza sogni è un modello sperimentale importante per la ricerca sulle basi funzionali degli stati di coscienza degli esseri umani. Rispetto a ricerche basate sull'esecuzione di compiti che esplorano le esperienze coscienti, lo studio dei sogni è per sua natura meno influenzato da fattori confondenti».

12/05/2025 09:37:13 Andrea Sperelli


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