La donazione di seme per la fecondazione assistita

Aumenta le probabilità di successo in donne con età avanzata

Nell'ambito della Medicina della Riproduzione, è sempre più frequente il ricorso a trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) eterologa con donazione di seme, impiegata principalmente per sopperire a problematiche di infertilità maschile assoluta nelle coppie con età materna inferiore a 35 anni.
Tuttavia, la qualità dello spermatozoo è importante anche quando non vi sia diagnosi di infertilità maschile. L'aumento dello stress ossidativo può infatti causare danni al DNA, sia negli spermatozoi che negli ovociti, ed è stato individuato come uno dei principali fattori di infertilità legata all'età. Con l'avanzare dell'età, la capacità di riparazione del DNA diminuisce gradualmente e l'integrità del DNA spermatico e del DNA ovocitario diventa dunque importante per prevenire il trasferimento di variazioni e mutazioni genetiche al feto, che possono costituire un'importante minaccia per lo sviluppo embrionale, il completamento della gravidanza e la salute post-natale.
Di fronte ai cambiamenti sociali che portano al ritardo della maternità, l'età materna avanzata (AMA) è diventata una delle principali problematiche da affrontare. Sono stati proposti numerosi approcci, quali l'adattamento dei protocolli ormonali, le strategie di selezione degli embrioni, la crioconservazione degli ovociti e la donazione di ovociti. Tutti concentrati specificamente sulla qualità degli ovociti, trascurando il contributo dell'invecchiamento paterno simultaneo e della diminuzione della qualità del seme nei cicli delle coppie AMA.
Clinica Eugin ha svolto uno studio con l'obiettivo di valutare la capacità del liquido seminale da donatore di migliorare i risultati dei trattamenti di PMA nei pazienti con età materna superiore ai 37 anni (AMA) e inferiore ai 37 anni (non-AMA).
“Lo studio si è basato sui dati generati tra il 2015 e il 2019 da 755 cicli di ICSI con trasferimento di embrione fresco, di cui 337 primi cicli omologhi - spermatozoi del partner con buone caratteristiche (normozoospermici) e ovociti della donna, senza ricorrere a donazione - e 418 primi cicli con spermatozoi di donatore e ovociti omologhi, ossia della partner femminile”, spiega la dottoressa Mariabeatrice Dal Canto, Direttore dei Laboratori di Procreazione Medicalmente Assistita dei centri Clinica Eugin in Italia. “Più specificamente, abbiamo testato l'ipotesi che nelle coppie con età materna avanzata la donazione di seme fornisca tassi di natalità più elevati rispetto a quelli raggiunti nei cicli senza donazione anche in presenza di un liquido seminale normale del partner”.
Lo studio ha valutato l'associazione tra l'origine di liquido seminale “normale” (donatore o partner, dove i donatori erano molto più giovani rispetto ai partner maschili) nonché potenziali variabili (tra cui numero di ovociti maturi, numero di embrioni trasferiti, età materna, giorno di trasferimento dell'embrione in utero) con i nati vivi in entrambe le fasce di età materna.
“Nei pazienti con partner femminile non in età avanzata, nessuna delle variabili incluse nel modello era significativamente associata alla probabilità di nati vivi. Nelle coppie con età materna avanzata, nelle quali sono stati utilizzati spermatozoi di donatore, il numero di ovociti, il numero di embrioni trasferiti e l'età materna erano significativamente associati a un più alto tasso di nascita di un bambino”, spiega la dottoressa Dal Canto. “In queste coppie i tassi di natalità, parto e aborto spontaneo differivano sostanzialmente tra i cicli di eterologa maschile (con seme di donatore) e i cicli omologhi, ossia senza donazione: i tassi di nati vivi e di parto erano del 70-75% più alti (rispettivamente 25,4% contro 14,5% e 22,5% contro 13,5%) mentre l'incidenza di aborto spontaneo era meno della metà (18,0% contro 39,5%) con donazione di seme rispetto ai cicli omologhi”.
“Per noi esperti in Medicina della Riproduzione, la possibilità di individuare strategie in grado di mitigare l'impatto della ridotta qualità degli ovociti, legata proprio all'età materna, sugli esiti dei trattamenti di PMA è fondamentale, considerato l'attuale contesto sociale che porta al ritardo della maternità e a un drastico calo della natalità. Il nostro studio mostra come la donazione di seme possa rappresentare una nuova opportunità per le coppie in cui la donna ha un'età superiore ai 37 anni di esaudire il loro desiderio di genitorialità”, conclude la dottoressa Dal Canto.

15/02/2022 15:10:00 Andrea Sperelli


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