Covid, per i vaccinati è come l’influenza

Il rischio di forme gravi viene abbattuto dall’immunizzazione

Di base non lo è, ma i vaccini hanno finito per farla diventare tale. L’infezione da Sars-CoV-2 e di conseguenza Covid-19 mostrano cifre molto simili a quelle dell’influenza, almeno per chi è vaccinato.
Tanto che si susseguono le prese di posizione di chi vorrebbe cominciare a trattarla come tale. L’esempio viene dall’estero, dove il premier spagnolo Sanchez ha dichiarato apertamente di voler imprimere una svolta alla gestione della pandemia, trattando appunto Covid-19 alla stregua di una normale influenza stagionale.
Anche in Italia ci sono segnali che vanno in questa direzione. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, l’epidemiologo del Cts Donato Costa e l’infettivologo Matteo Bassetti hanno proposto di eliminare il bollettino quotidiano sostituendolo con uno settimanale che sia incentrato sui ricoveri e non sui semplici contagi.
“Il numero dei contagi – spiega Costa - di per sé non dice nulla, è necessario soffermarsi sui dati di ricoveri e terapie intensive”. Per Greco “sarebbe un’ottima idea far diventare settimanale il bollettino. Noi del Cts stiamo discutendo se parlarne col Governo”.
Un’analisi dello statistico Matteo Villa sembra confortare quanti la pensano così. Se la variante Delta uccide 5,4 persone ogni 100 infettati in mancanza di immunizzazione, la letalità si abbassa allo 0,4-0,5% grazie al vaccino. Omicron è di per sé meno pericolosa e avrebbe una letalità del 2,2% senza vaccini, e una più o meno simile a quella di Delta in presenza di vaccino.
Nella popolazione generale, inclusi i giovani, la letalità dell’influenza e del Covid fra i vaccinati oscilla tra lo 0,04% e lo 0,12%.
Secondo Villa, i vaccini hanno salvato in un anno 25.000 persone, scongiurando anche altri 9.000 ricoveri in terapia intensiva. Dati che rendono plausibile l’affermazione secondo cui Covid-19 è diventato un’influenza.
“Ma attenzione, si tratta di una semplificazione. Questo sarebbe vero solo se tutti fossero vaccinati”, avverte Villa. “Il primo motivo per cui le due infezioni sono diverse è medico. Il coronavirus è in grado di lasciare strascichi su vari organi”. Il long Covid, ad esempio, può durare mesi.
Omicron, inoltre, porta con sé un ulteriore problema. Se è vero che la variante pare essere meno letale, è altrettanto vero che la sua capacità infettiva è straordinaria: “L’influenza durante la stagione invernale colpisce il 15-20% della popolazione”, fa notare Villa. “Omicron, se non adottassimo alcuna strategia per monitorarla e contrastarla, infetterebbe pressoché il 100% delle persone in tempi molto brevi, causando il collasso degli ospedali. La letalità resta simile all’influenza, ma con il quintuplo dei contagiati avremmo il quintuplo dei morti. Se una stagione influenzale causa 15-20mila decessi, lasciar correre Omicron si tradurrebbe in 100mila morti. Pari alle vittime da Covid di tutto il 2020”.
Di conseguenza, l’idea di convivere con il virus è un obiettivo raggiungibile, ma non al momento, come spiega Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive dell’Ospedale di Pisa: “L’endemia potrà essere il futuro, quando avremo messo sotto controllo l’epidemia”.
“È presto per essere certi che Omicron sia un’influenza e cambiare strategie senza correre rischi”, avverte Carlo Signorelli, docente di Igiene al San Raffaele di Milano. “Bisogna essere consapevoli del carico che crea Omicron sui sistemi sanitari e non considerarla una lieve influenza”, aggiunge Marco Cavaleri, responsabile di vaccini e terapie per il Covid dell’Ema, Agenzia europea per i medicinali.

12/01/2022 15:21:00 Andrea Sperelli

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