AstraZeneca e Johnson solo oltre i 60 anni

Il Cts ne raccomanda l’utilizzo al di sopra di questa età

Il Comitato tecnico scientifico ha raccomandato di riservare l'utilizzo del vaccino di AstraZeneca alle persone con più di 60 anni.
In realtà, la raccomandazione già era in essere, ma molte Regioni hanno continuato a utilizzare il vaccino, in particolare il Lazio, ma anche Sicilia, Liguria e Campania. La novità riguarda in particolare le persone con meno di 60 anni a cui è stata già somministrata la prima dose di AstraZeneca. In questa categoria - più o meno 1 milione di persone - si opterà per la vaccinazione eterologa, ovvero l'utilizzo di un vaccino diverso - Pfizer o Moderna - per completare il ciclo.
"Tutti i dati disponibili indicano che i fenomeno trombotici dopo la seconda dose sono straordinariamente rari. Tuttavia, considerata la disponibilità di piattaforme vaccinali alternative e ispirandosi ad un principio di massima cautela, suprema rispetto alla salute degli italiani, si è deciso di dare una raccomandazione per impiegare una seconda dose dello stesso vaccino per i soggetti oltre i 60 anni di età. Per coloro che hanno meno di 60 anni di età, si raccomanda di considerare l'ipotesi di vaccinazione eterologa", ha spiegato il coordinatore del Cts Franco Locatelli.
Nella stessa nota, gli scienziati raccomandano anche per Johnson & Johnson l'uso oltre i 60 anni, sebbene in questo caso "i dati non permettano di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio". J&J ha tra l'altro la peculiarità di essere monodose, quindi non si presenta il problema della conclusione del ciclo vaccinale per chi lo ha già fatto.
Al momento, quindi, la nota appare dirimente nei riguardi di AstraZeneca e più blanda nei confronti di Johnson & Johnson.
“Sulla base dei dati riferiti al Regno Unito pubblicati su Science ad aprile, è emerso che il rischio di complicazioni gravi di questo vaccino, come la trombosi associata a trombocitopenia, tra i 20 e 29 anni era di 1,1 per 100mila, mentre il rischio di avere una forma grave di Covid per quella fascia d’età va da 0,8 a 6,9 per 100.000“, spiega l’immunologo Giuseppe Remuzzi.
Anche Mannuccio Mannucci, fra i massimi esperti di coagulazione in Italia, pensa che i vaccini di AstraZeneca e Johnson & Johnson andrebbero riservati a chi ha più di 60 anni.
“È stata ufficialmente ammessa l’esistenza di una sindrome scatenata da questi vaccini, la VITT. Significa vaccine induced thrombotic e thrombocytopenia, dopo la prima dose ha colpito pochi soggetti su milioni di immunizzati, prevalentemente di sesso femminile, concentrati nella fascia 25-60 anni. Sono state riportate segnalazioni di eventi trombotici in sedi non usuali (seni venosi cerebrali, milza). La cosa strana è che queste forme sono associate a carenza di piastrine con valori bassissimi. Si può morire di emorragia cerebrale”.
“Adesso siamo in una fase di grande disponibilità di dosi. Ci sono alternative. Sotto i 60 anni i vaccini a Rna messaggero (come Moderna e Pfizer-Biontech) costituiscono un’alternativa senza alcun dubbio più sicura. In Israele nella campagna vaccinale è stato usato solo Pfizer-Biontech e non si sono avuti casi di VITT”.
Sul perché le donne sembrano più esposte degli uomini, Mannucci fa riferimento al meccanismo dell’autoimmunità, generalmente più frequente nel sesso femminile: “Ci troviamo molto probabilmente di fronte a meccanismi di autoimmunità in cui l’organismo risponde in modo sconsiderato alla presenza di agenti estranei”.
Secondo Mannucci, andrebbe considerata anche la possibilità di non somministrare la seconda dose di AstraZeneca ai giovani che hanno ricevuto la prima senza accusare problemi: “Il rischio è molto più basso ma non assente. Non si può escludere che chi non ha avuto complicanze dopo la prima inoculazione non ne abbia con la seconda”.

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