Ipertensione, prevalenza più alta con le nuove linee guida

Più frequente l'ipertensione diastolica isolata

La modifica recente delle linee guida sull'ipertensione ha influenzato anche il calcolo della prevalenza del tipo di malattia. Ora la prevalenza più alta riguarda l'ipertensione diastolica isolata (IDH), condizione che non si associa a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari.
Lo afferma uno studio pubblicato su JAMA dalla National University of Ireland di Galway e firmato da John William McEvoy. L'inedita maggior prevalenza di IDH è legata al cambiamento dei parametri per valutare lo stato ipertensivo.
Da ≥140/90 mmHg, indicati nel Joint National Committee (JNC7) del 2003, si è infatti passati a ≥130/80 mmHg.
Servendosi dei dati di uno studio rappresentativo della popolazione adulta statunitense (National Health and Nutrition Examination Survey), il team guidato da McEvoy ha stimato che la prevalenza di IDH definita in base alle linee guida ACC/AHA 2017 è pari al 6,5%. La stima ottenuta utilizzando i valori JNC7 2003 è stata invece del 1,3%.
Tra gli adulti recentemente classificati con IDH, lo 0,6% ha raggiunto anche la soglia per il trattamento con antipertensivi, solo sulla base di IDH.
Gli autori hanno quindi analizzato un campione di oltre 8mila adulti con follow up medio di 25 anni. Non è stata trovata un'associazione fra IDH e malattie cardiovascolari, insufficienza cardiaca o malattia renale cronica.
Neanche in altre 2 coorti esterne è stata trovata un'associazione significativa.
«Se un individuo ha la pressione sistolica normale (<130 mmHg secondo le nuove linee guida), i nostri dati suggeriscono che non importa quale sia la diastolica», ha commentato McEvoy, che ha spiegato come con il limite di 80 mmHg, 12 milioni di statunitensi saranno etichettati come ipertesi.
Secondo McEvoy, quindi, la pressione diastolica non è adatta a definire gli obiettivi di ipertensione e trattamento.

26/02/2020 Andrea Sperelli


Notizie correlate