Prevedere la perdita ossea con l'ormone anti-mulleriano

Utile a capire le condizioni nelle donne in menopausa

Uno studio apparso sul Journal of Bone and Mineral Research mostra l'utilità dei livelli di ormone anti-mulleriano per capire l'eventuale presenza di perdita ossea nelle donne in menopausa.
Il valore potrebbe aiutare i medici a capire come e quando iniziare a trattare la perdita ossea, prima che si verifichino problemi di salute seri.
In media, la perdita inizia circa un anno prima dell'ultimo ciclo mestruale. «Non siamo in grado di determinare con certezza quando sarà l'ultimo ciclo mestruale di una donna prima che accada effettivamente, quindi non possiamo dire se sia il momento di fare qualcosa per la perdita ossea», ha affermato Arun S Karlamangla, della University of California di Los Angeles, primo firmatario dello studio.
Quando la donna si avvicina all'ultimo ciclo, l'ormone anti-mulleriano comincia a diminuire. I ricercatori hanno analizzato i dati di uno studio multietnico che aveva preso in considerazione i cambiamenti delle donne durante il passaggio alla menopausa. Dai dati è emerso che il 17% delle donne in premenopausa avrebbe perso nel giro di 2 o 3 anni una parte significativa del picco di densità di massa ossea. La percentuale arrivava al 33% se si consideravano le donne con meno di 50 picogrammi di ormone anti-mulleriano per millilitro di sangue.
Si è anche osservato che il 42% delle donne in peri-menopausa iniziale avrebbe perso una frazione significativa del picco di densità di massa ossea in 2-3 anni. Tale percentuale sale al 65% nel caso di donne con livelli di ormone anti-mulleriano inferiori a 25 picogrammi per millilitro di sangue.
Fra i limiti dello studio c'è senz'altro il fatto che i risultati non possono essere estesi alle donne che già assumono farmaci per l'osteoporosi. Secondo gli autori, però, i livelli sierici di ormone anti-mulleriano nelle donne in pre-menopausa o peri-menopausa possono essere utilizzati per prevedere il declino della densità di massa ossea nei 3-4 anni successivi.

Fonte: Journal of Bone and Mineral Research 2022. Doi: 10.1002/jbmr.4525.
Journal of Bone and Mineral Research

13/07/2022 11:20:00 Andrea Sperelli


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