Denti sensibili al freddo? Colpa di una proteina

TRPC5 si trova negli odontoblasti all'interno dei denti

Se ogni tanto soffrite per i denti sensibili al freddo, sappiate che tutto dipende da una proteina, TRPC5. Il disturbo, che colpisce fra il 25 e il 30% delle persone, è indotto da una proteina “termometro” che si trova negli odontoblasti all'interno dei denti, le cellule che formano una protezione sotto lo smalto.
L'ipotesi è sostenuta dai ricercatori del Massachusetts General Hospital, che hanno pubblicato su Science Advances i dettagli dell'analisi. «Uno studio interessante. Ad oggi però la teoria più accreditata per spiegare l'ipersensibilità dentinale è quella proposta da Martin Brannstrom, che prevede che siano i movimenti del liquido peritubulare che circonda i processi odontoblastici a evocare dolore con il freddo, le sostanze acide e quelle iperosmolari», commenta al Corriere della Sera il professor Antonio Carrassi, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Odontostomatologia II-Medicina e Patologia Orale ed Odontoiatria geriatrica, Asst Santi Paolo e Carlo di Milano.
In risposta al freddo, gli odontoblasti si attivano e spingono le fibre nervose a lanciare il segnale di dolore al cervello. TRPC5 è un canale ionico, ovvero una via che consente la segnalazione di sostanze chimiche, come il calcio, attraverso le membrane cellulari in determinate condizioni.
«Nella dentina non ci sono fibre nervose, o meglio non sono presenti lungo tutto lo spessore di questo tessuto dall'anatomia molto particolare, ma decorrono a fianco dei processi citoplasmatici degli odontoblasti (le cellule che formano la dentina e che stanno all'interno della camera pulpare), per un piccolo tratto. Lo studio statunitense propone che i processi odontoblastici, contenuti nella dentina siano la sede iniziale della trasmissione della sensazione “freddo” attraverso dei particolari microtermometri molecolari (TPR). Quello della trasmissione delle sensazioni caldo-freddo è stato un tema particolarmente studiato durante gli ultimi 20 anni anche per gli stretti collegamenti con il tema trasmissione del “dolore”».
L'ipersensibilità può sopraggiungere per vari motivi: il principale è la carie, ma anche l'invecchiamento progressivo delle gengive o un trattamento chemioterapico. Secondo i ricercatori, la sensibilità al freddo è un segnale che il corpo utilizza per evitare che si producano ulteriori danni al dente.
«Questo studio attribuisce una nuova funzione a queste cellule, cosa molto interessante dal punto di vista della ricerca di base, ma non solo: ora sappiamo pure come interferire con questa funzione per inibire il dolore dentale», spiega il patologo Jochen Lennerz dell'MGH.
«Ora abbiamo la prova definitiva che il sensore di temperatura TRCP5 trasmette il freddo attraverso gli odontoblasti e induce le fibre nervose a sparare, generando dolore e ipersensibilità al freddo», aggiunge Lennerz.
«Va detto che il modello sperimentale utilizzato dagli autori non è perfettamente compatibile con le condizioni dell'uomo — sottolinea il professor Carrassi — stante che i roditori, come i topi impiegati nella sperimentazione, non hanno una struttura odontoiatrica identica a quella dei non roditori, come ad esempio l'uomo. Si tratta comunque di un significativo passo avanti che chiarisce nel topo la patogenesi del dolore dentinale e del dolore nel tessuto pulpare infiammato. Ovviamente il modello dovrebbe poi essere studiato nell'uomo ed i relativi risultati confermati».
Lo studio è servito anche a spiegare il motivo per cui tradizionalmente le persone utilizzino i chiodi di garofano per lenire il dolore da ipersensibilità dentale. L'olio di chiodi di garofano, infatti, contiene un principio attivo, l'eugenolo, in grado di inibire TRPC5. In questo modo, il segnale doloroso non arriva o arriva in maniera più blanda al cervello.

01/04/2021 Andrea Sperelli


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