Un antidepressivo contro Covid-19

Ma ora l'Oms sconsiglia 2 farmaci, 'No prove di miglioramenti'

La fluvoxamina sembra in grado di ridurre il rischio di ricovero per Covid-19. Lo dimostra uno studio realizzato dall'Università McGill di Montréal pubblicato su Jama Network Open.
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 2.000 volontari non vaccinati e sintomatici, contagiati prima della comparsa della variante Delta.
Nella maggior parte dei casi, i soggetti mostravano almeno un fattore di rischio per lo sviluppo di una forma grave della malattia.
Un gruppo è stato trattato con fluvoxamina, mentre il secondo con placebo. I risultati indicano che la probabilità di ridurre i casi di ricovero con la somministrazione precoce di fluvoxamina va dal 94 al 98%.

Ora però l'OMS sconsiglia l'antidepressivo fluvoxamina e il farmaco per la gotta colchicina, che ha deciso di non raccomandarli per i pazienti con Covid lieve o moderato, in quanto al momento non ci sono prove sufficienti del fatto che il loro utilizzo porti miglioramenti nei risultati importanti per i pazienti. Entrambi i farmaci invece comportano potenziali danni.
Nessuna posizione è stata espressa per nessuno dei due farmaci rispetto ai pazienti con malattia grave o critica, visto che per questi malati i dati sono limitati o nulli. La fluvoxamina e la colchicina sono low cost e comunemente usate. E anche per questo hanno suscitato un notevole interesse come potenziali trattamenti per Covid-19 in piena pandemia. Le raccomandazioni odierne contro il loro uso riflettono l'incertezza su come i due farmaci producono un effetto sull'organismo e l'evidenza di un effetto scarso o nullo sulla sopravvivenza e su altri aspetti, come il rischio di ricovero in ospedale e la necessità di ventilazione meccanica. Mancano anche, per gli esperti, dati affidabili su danni gravi correlati al Covid associati a questi farmaci.


"Il lavoro è interessante e di rilievo", commenta Francesco Scaglione, Ordinario di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano Statale e responsabile della Farmacologia all'Ospedale Niguarda di Milano, "dato che conferma e mette in luce le potenzialità di un approccio che si sta rivelando valido, oltre che sostenibile. Già da qualche tempo gli scienziati si sono accorti, sia in studi preclinici sia clinici delle proprietà della fluvoxamina e della fluoxetina, quest'ultima ancora in corso di valutazione, contro le infezioni da Covid-19".
I due farmaci sono inibitori funzionali della sfingomielinasi. "Sia in vitro sia in vivo si √® osservato che questi medicinali agiscono bloccando un meccanismo con cui Sars-Cov-2 attacca pi√Ļ facilmente le cellule attraverso la loro porta d'ingresso del virus, ovvero il recettore Ace2", chiarisce Scaglione. "Ma non √® tutto, c'√® una duplice azione. Oltre a ostacolare l'ingresso del patogeno, questi farmaci contrastano la marcata risposta infiammatoria", come noto alla base dell'evoluzione verso forme pi√Ļ gravi di Covid-19.
Anche uno studio pubblicato su The Lancet Global Health da un team della McMaster University di Montreal e della Washington University di St. Louis ha analizzato gli effetti dell'antidepressivo in caso di Covid.
Nel corso del trial √® stato somministrato a 741 partecipanti, 79 dei quali hanno richiesto cure mediche per pi√Ļ di 6 ore o sono stati ricoverati in ospedale. Nel gruppo di controllo, formato da 756 pazienti, ben 119 hanno richiesto il ricovero per il peggioramento delle condizioni.
"I recenti sviluppi e le campagne di vaccinazione si sono dimostrati importanti per ridurre il numero di nuovi casi sintomatici, ricoveri e decessi dovuti a Covid. Tuttavia - osserva Edward Mills della McMaster University, co-ricercatore principale del lavoro - la malattia rappresenta ancora un rischio per le persone in Paesi con risorse limitate e accesso limitato alle vaccinazioni. Identificare terapie poco costose, ampiamente disponibili ed efficaci è quindi di grande importanza, ed è di particolare interesse riutilizzare i farmaci esistenti che sono ampiamente disponibili e hanno profili di sicurezza ben compresi".
La fluvoxamina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (Ssri), attualmente utilizzato per il trattamento di condizioni di salute mentale come depressione e disturbi ossessivo-compulsivi. I ricercatori lo hanno scelto per le sue proprietà antinfiammatorie. Secondo Angela Reiersen, associato di psichiatria alla Washington University di St. Louis e co-autrice, "la fluvoxamina può ridurre la produzione di molecole infiammatorie chiamate citochine, che possono essere innescate dall'infezione da Sars-CoV-2".
I risultati mostrano una riduzione del rischio di ospedalizzazione prolungata/prolungamento delle cure di emergenza del 5%, con una riduzione del rischio relativo del 32%. A livello di mortalità, è stato registrato un decesso nel gruppo trattato con fluvoxamina contro i 12 verificatisi nel gruppo placebo.
"I nostri risultati sono coerenti con studi precedenti e pi√Ļ piccoli - commenta Gilmar Reis, co-ricercatore principale dello studio - Data la sicurezza, la tollerabilit√†, la facilit√† d'uso, il basso costo e la disponibilit√† diffusa della fluvoxamina, questi risultati possono avere un'influenza importante sulle linee guida nazionali e internazionali sulla gestione clinica di Covid-19".

14/07/2022 01:45:00 Riccardo Antinori


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