Covid, utile l’ecografia transtoracica

Può aiutare a individuare i pazienti maggiormente a rischio

Un esame potenzialmente utile per l’individuazione dei pazienti maggiormente a rischio di Covid grave è l’ecografia transtoracica. Lo afferma uno studio pubblicato sullo European Journal of Clinical Investigation da un team dell’Università di Salerno.
Nello specifico, l’esame può aiutare a individuare l’eventuale riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) e l’escursione sistolica del piano dell’anello tricuspidale (TAPSE).
«Covid-19 può essere complicata da sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) e problemi cardiovascolari, tra cui aritmie gravi, sindromi coronariche acute, miocardite ed embolia polmonare. Noi abbiamo cercato di identificare le condizioni cliniche e i parametri ecocardiografici associati alla mortalità intraospedaliera nei pazienti con infezione da Sars-CoV-2», spiega Angelo Silverio, primo autore dello studio.
Lo studio ha preso in esame i dati dei pazienti ricoverati con Covid-19 in 7 centri italiani dal 1 marzo al 22 aprile 2020. L'associazione tra le variabili di base e il rischio di mortalità ospedaliera è stata valutata attraverso la regressione logistica multivariata e analisi di rischio competitivo.
Su 1.401 pazienti ricoverati presso i centri partecipanti con diagnosi confermata di
Covid-19, 226 (16,1%) sono stati sottoposti a ecocardiografia transtoracica e sono stati inclusi nell'analisi. 68 pazienti sono morti in ospedale, il 30,1%. All'analisi multivariata, la frazione di eiezione ventricolare sinistra, l'escursione sistolica del
piano dell'anello tricuspidale, e la sindrome da distress respiratorio acuto sono risultate indipendentemente associate alla mortalità ospedaliera. Passando all'analisi del rischio competitivo, gli esperti hanno riscontrato un rischio di mortalità significativamente più elevato nei pazienti con Ards rispetto a quelli senza Ards, nei pazienti con TAPSE ≤17 mm rispetto a quelli con TAPSE >17 mm e nei pazienti con FEVS ≤50% rispetto a quelli con FEVS >50%.

Fonte: European Journal of Clinical Investigation

30/07/2021 17:45:00 Andrea Sperelli

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