Stress da lavoro, una vera malattia

Misure preventive per evitarlo o ridurlo

Lo stress sul lavoro è una vera e propria piaga sociale. 19 Asl italiane si sono unite per combattere questo disturbo che riguarda un lavoratore su quattro. Ne è scaturito un software chiamato “La scatola delle idee”, che contiene una serie di suggerimenti per ridurre il livello di stress nei luoghi di lavoro.
Fra le misure auspicabili ci sono gli asili aziendali, il telelavoro, la riprogettazione degli uffici allo scopo di renderli più confortevoli, corsi di ginnastica per i disturbi muscolo-scheletrici e addirittura corsi di guida sicura per quei lavoratori che devono intraprendere un lungo viaggio in macchina prima di raggiungere il lavoro.
La Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) ha deciso di sperimentare questi accorgimenti nel corso di un progetto durato quattro anni che ha coinvolto 65mila lavoratori. I risultati sono stati molto positivi: le assenze dal lavoro sono calate del 30 per cento, il numero di lavoratori stressati è sceso sotto la soglia del 10 per cento (la media europea) dal 25 per cento di partenza, la produttività è cresciuta del 27 per cento e l'indice di gradimento dei clienti del 47 per cento.
Uno studio della University of New South Wales, in Australia, ha analizzato oltre 7mila casi di depressione, legandoli in parte proprio al clima che il lavoratore respira in ufficio.
Quando i carichi di lavoro sono eccessivi, quando c'è tensione e il capoufficio è una sorta di cerbero dal piglio severo e inflessibile, le richieste di congedo per malattia aumentano proporzionalmente.
Un comportamento troppo rigido da parte dei capi può provocare una serie di danni permanenti alla salute dei lavoratori. I ricercatori australiani, con la collaborazione del Black Dog Institute, hanno analizzato 7mila casi di depressione di persone affette da stadi differenti della malattia. È emerso che chi lavora in uffici ad alto stress ha bisogno di due o più settimane di congedo per malattia in un anno di lavoro, con danni evidenti non solo per il lavoratore, ma anche per il datore di lavoro, il cui comportamento risulta quindi poco lungimirante.
Sulla rivista Plos One che ha ospitato la ricerca, gli studiosi scrivono: “è semplicistico concludere che chi lavora troppo rischia un attacco cardiaco o sviluppa depressione. Vi sono invece prove fondate che una combinazione di forti pressioni dall'alto e di basso controllo sul proprio lavoro può causare malattie cardiovascolari, depressione e ansia. E diventa molto più difficile tornare al lavoro dopo aver contratto i problemi di salute".
Il connubio lavoro-stress non è certo nuovo. Anche i dati resi noti da uno studio del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi, pubblicato nel volume Rischio stress lavoro correlato, appaiono sempre più preoccupanti.
Ben il 40 per cento degli italiani è vittima di ansia da prestazione, agitazione e nervosismo sul posto di lavoro, sintomi che scaturiscono da una situazione di stress dovuto a una serie di motivi, fra cui il timore di perdere il posto, i ritmi troppo accelerati e la competizione fra colleghi.
Molto frequenti, secondo lo studio, anche la mancanza di sostegno da parte di colleghi o superiori, il carico di lavoro eccessivo, la confusione dei ruoli.
"In Italia - si legge nella ricerca - si è dato il giusto peso al fenomeno e la nostra legislazione è all'avanguardia nel campo della prevenzione dei rischi, compreso lo stress lavoro correlato. Le misure aziendali di prevenzione possono tuttavia essere molto migliorate con ricadute positive sia sui lavoratori che sulle aziende in termini di salute, produttività e minori costi".
Da due anni infatti la legge impone alle aziende valutare lo stress da lavoro correlato.
Dal 1 Gennaio 2011 tutti i datori di lavoro pubblici o privati, infatti, devono ottemperare alle disposizioni di legge emanate già nel 2008. L'obbligo per il datore di lavoro consiste nell'avviare la procedura di valutazione del rischio stress scegliendo un campione da intervistare per valutare le situazioni di rischio.
Tra i fattori di rischio che vanno tenuti sotto controllo: gli orari dei dipendenti, i percorsi di carriera, ed anche i conflitti tra colleghi. Nei casi in cui saranno individuati fattori di rischio andranno attuate iniziative per eliminare o ridurre le situazioni stressanti.
Tra i punti salienti della circolare prima di tutto c'è la necessità di definire che cosa è lo "stress lavoro-correlato", poi la valutazione avviene in due fasi, la prima, obbligatoria, serve a rilevare "indicatori oggettivi e verificabili" di vario tipo.
Il datore di lavoro dovrà poi rendere conto di quanto rilevato nel "Documento di valutazione del rischio". Se risultano fattori di stress, scatta la seconda fase, cioè l'adozione di "opportuni interventi correttivi" e se la situazione non migliora, bisognerà fare una "valutazione approfondita" utilizzando dei "questionari focus group e interviste semi-strutturate".
Un numero crescente di ricerche ha messo in evidenza l'effetto negativo dello stress da lavoro sia sul numero di incidenti nel corso dell'attività lavorativa che sulla salute fisica e psichica del lavoratore, in particolare sul rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati che non presentavano nessun altro fattore di rischio per tali patologie.
Ormai tutti concordano che alla base dello stress da lavoro vi sia un'interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, vediamo però nello specifico quali possono essere le cause di tale stress secondo due modelli e secondo la Commissione Europea.
Secondo il modello dell'Aggravio di lavoro, Job strain model, lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico.
Il modello dello Squilibrio tra sforzo e ricompensa, Effort-rewards imbalance model, ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, approvazione sociale, stabilità lavorativa e opportunità di carriera.
Secondo la Commissione Europea, Direzione generale occupazione e affari sociali, i fattori più comuni che possono determinare stress legato all'attività lavorativa sono:
- Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente
- Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi
- Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica
- Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
- Impossibilità di esprimere lamentele
- Responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati
- Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
- Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
- Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro
- Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
- Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso
- Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.
Se nel nostro ambiente di lavoro si verifica anche solo una delle condizioni summenzionate è probabile che siamo dei lavoratori sotto stress, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra salute. Ovviamente per limitare le cause dello stress bisognerebbe agire a livello sia personale che organizzativo. Ma se ci sentiamo stressati e non sono in vista dei cambiamenti organizzativi nel posto in cui lavoriamo possiamo comunque fare qualcosa per stare meglio. Ecco alcuni suggerimenti:
1. Acquisiamo consapevolezza di cosa ci sta realmente stressando. Cerchiamo di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio. Quale aspetto della nostra vita lavorativa ci crea maggior sofferenza o tensione? Ci preoccupa di più? È su questo o questi aspetti che è urgente intervenire.
2. Informiamoci sui nostri diritti. Conoscere quali sono i nostri diritti come lavoratori ci fa sentire più “forti”. La conoscenza ci fornisce degli strumenti indispensabili per modificare le cose che non vanno intorno a noi. Se abbiamo dei dubbi, non esitiamo a rivolgerci alle fonti e alle persone giuste per chiarirci le idee (rivolgiamoci ai sindacati, consultiamo testi o siti internet sulla materia, rivolgiamoci ad esperti del settore).
3. Modifichiamo la valutazione cognitiva dell'ambiente. Prima di tutto riconosciamo la differenza tra le cose che possiamo controllare e quelle che non possiamo controllare. Chiediamoci come stiamo vivendo la situazione, se esistono modi alternativi si affrontarla. Se riteniamo la nostra realtà lavorativa immodificabile, cerchiamo di dare minore importanza agli eventi che ci accadono quotidianamente. Se il nostro capo ci bistratta perché ha un brutto carattere, non prendiamola come qualcosa di personale e soprattutto evitiamo di cadere nel circolo vizioso delle ripicche e dei dispetti (magari sotto forma di “dimenticanze” o di ritardi nella consegna del lavoro). Cerchiamo di mantenere comunque un atteggiamento professionale e distaccato.
4. Pianifichiamo le attività e utilizziamo il time management. Spesso ciò che ci stressa è semplicemente la “quantità” di lavoro. Impariamo a delegare tutto ciò che è delegabile e a distinguere tra cose importanti e cose urgenti. Faremo quindi prima le cose importanti e urgenti, poi quelle urgenti e non importanti, quelle importanti e non urgenti, e infine quelle né importanti, né urgenti.
5. Prendiamoci delle pause. Facciamo dei break nel corso della giornata, anche semplicemente per fare dei respiri profondi e sentire che la nostra mente si rilassa. Poi saremo in grado di tornare al lavoro con rinnovata energia e lucidità.
6. Prendiamoci cura del nostro corpo. Dedicarci ad una attività fisica regolare, curare la nostra alimentazione e prevedere degli adeguati periodi di riposi è la migliore cura anti-stress, sia esso lavorativo o di altro genere. In particolare, l'esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirci meglio, e ci aiuta a prevenire sia i danni cardiovascolari che quelli muscolo-scheletrici dovuti allo stress lavorativo.
7. Pensiamo positivo. Prendiamo nota del lavoro fatto bene e ricompensiamoci in qualche modo. Poniamoci degli obiettivi a breve termine e sentiamoci soddisfatti quando li abbiamo raggiunti. Cerchiamo di non considerare le critiche come un attacco personale, pensiamo ad esse come ad
un'opportunità per crescere nel nostro lavoro.
8. Rivediamo la scala di valori. Diamo il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro: la famiglia, gli amici, altri interessi. Tutti ambiti in cui la situazione può essere migliore e le soddisfazioni compensare lo stress da lavoro.
9. Impariamo a coltivare lo humor, a ridere di noi.
10.Impegniamoci in attività esterne di gruppo. Gruppi di sport, di volontariato, associazioni culturali, possono fornirci quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo.
11. Ricorriamo all'aiuto di un professionista esterno. Il counseling e la psicoterapia sono gli strumenti più utili per la risoluzione delle tensioni interne che danno origine allo stress.

08/05/2015 14:23:00 Andrea Piccoli


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