Stress da Covid anche in chi non lo ha avuto

Ricerca analizza gli effetti indiretti di pandemia e restrizioni

Ci hanno pensato i ricercatori dell'Università di Harvard ad approfondire la questione degli effetti psicologici della pandemia e delle conseguenti restrizioni sulla popolazione. Lo studio pubblicato su Brain Behavior and Immunity, coordinato dall'italiano Marco La Loggia, ha la particolarità di aver individuato un certo grado di neuro-infiammazione anche nel cervello di soggetti che pur non essendo stati affetti dal Covid-19 hanno subito lo stress delle restrizioni causate dal dilagare dalla pandemia.
L'eccesso di informazioni sull'andamento drammatico dei contagi, l'impossibilità di comunicare con gli amici, di scaricare lo stress con attività sociali ha determinato un aumento dei fattori infiammatori con conseguenze neuroinfiammatorie, come se avessero avuto una neuroinfiammazione causata da una malattia; la neuroinfiammazione è stata poi associata a sintomi clinici come fatica cronica, disturbi di ansia e del sonno.
I ricercatori hanno studiato retrospettivamente tramite RNM e la PET il cervello di alcuni soggetti sani pre-pandemia e li hanno comparati con dei soggetti sani, negativi al Covid, analizzati durante il periodo della pandemia. Oltre allo studio per immagini, nei due gruppi di pazienti sono stati valutati alcuni elementi infiammatori presenti nel sangue e la presenza assenza di sintomi clinici. I soggetti analizzati durante la pandemia riferivano disturbi dell'umore nel 54% dei casi, fatica mentale (36%) e fisica (27%). Lo studio PET e MRI identificava aree di aumentata funzionalit√†, indicative di neuro-infiammazione; in particolare la sede dell'infiammazione era specifica per il sintomo, quindi i pazienti con fatica cronica avevano un aumento del segnale nel solco intraparietale, quelli con i disturbi dell'umore e della fatica avevano un'iperattivazione nell'ippocampo. Queste evidenze erano presenti solamente nei pazienti analizzati durante il periodo Covid. Inoltre, anche i parametri infiammatori analizzati nel campione di sangue erano pi√Ļ alti nei pazienti analizzati durante la pandemia a confronto con quelli pre-pandemia.
Infine, tramite metodiche complesse di indagine biomolecolare i ricercatori hanno identificato una relazione tra i parametri infiammatori e le cellule del sistema nervoso. Lo studio, sebbene con dati preliminari, conferma che lo stress, la mancanza di relazioni sociali e l'isolamento sono in grado di causare la neuro-infiammazione.
‚ÄúCi sono vari elementi che possono aver contribuito alla neuroinfiammazione durante il periodo della pandemia da Covid, lo stress che a livelli bassi ha un effetto benefico, in eccesso determina una serie di cascate infiammatorie che colpiscono oltre al cervello altre parti del corpo‚ÄĚ, spiega Arianna Di Stadio, neuroscienziata, docente all'Universit√† di Catania e ricercatrice onoraria presso il Laboratorio di Neuroinfiammazione dell'UCL Queen Square Neurology di Londra e impegnata in vari studi sulla neuroinfiammazione. ‚ÄúDall'altra parte l'assenza di relazione sociali sappiamo avere un impatto molto negativo sull'encefalo, come dimostrano diversi studi fatti sulle persone anziane con deficit sensoriali che a causa delle limitate relazioni sociali hanno un degrado precoce delle funzioni cognitive evidenziabile anche tramite indagini diagnostiche. Durante la pandemia si sono ridotte le passeggiate, l'attivit√† sportiva ed entrambe le attivit√† hanno un grande effetto nel ridurre i ROS, le scorie prodotte dal nostro corpo. L'alimentazione √® divenuta una fonte di scarico dello stress con un ripiego sul cibo spazzatura che ha un effetto consolante, ma che incrementa gli indici infiammatori. Infine i disturbi del sonno a causa dello stress hanno ulteriormente contribuito ad aumentare gli indici infiammatori; quest'ultimo aspetto ha poi un grosso impatto sulla neuro-infiammazione perch√© √® proprio durante il sonno che il nostro cervello elimina le scorie prodotte durante l'attivit√† diurna. Questo interessantissimo studio apre nuovi orizzonti non solo di ricerca ma anche di trattamento; infatti a oggi sappiamo che il trattamento precoce della neuroinfiammazione potrebbe proteggere dall'insorgenza di malattie neurodegenerative‚ÄĚ.
In merito alle conoscenze che oggi la ricerca scientifica ci mette a disposizione, esistono principi attivi, come PEALUT, in grado di contrastare la neuroinfiammazione permettendo quindi di agire anche in prevenzione sulla componente stressogena responsabile dell'attivazione di tale risposta.

07/10/2022 15:30:00 Andrea Sperelli


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