Cancro del colon, una nuova via per curarlo

Prospettive interessanti dallo studio degli inibitori dell'enzima PARP

Il cancro del colon retto fa registrare ogni anno circa 49mila nuove diagnosi, il secondo tipo di neoplasia per frequenza nel nostro paese. Uno studio pubblicato su Clinical Cancer Research dai ricercatori dell'Istituto di Candiolo IRCCS e dell'Università di Torino apre la strada a nuovi farmaci per evitare la chemioterapia.
Sotto esame, in particolare, gli inibitori dell'enzima PARP, la proteina che ripara il Dna delle cellule tumorali. Si tratta di sostanze già approvate per il carcinoma dell'ovaio. Pur avendo caratteristiche molecolari diverse, le cellule tumorali intestinali colpite dagli inibitori di PARP mostrano la stessa sensibilità alla chemioterapia con oxaliplatino.
I risultati indicano che gli inibitori potrebbero essere utilizzati come terapia di mantenimento in quei soggetti che hanno risposto bene e a lungo alla chemio con oxaliplatino.
«Per arrivare a questa scoperta ricorda Alberto Bardelli dell'Università di Torino abbiamo utilizzato una nuova strategia che sfrutta i cosiddetti organoidi: si tratta di colture in vitro di tessuti dei pazienti che ci consentono di testare rapidamente nuovi farmaci e di personalizzare le terapie. La squadra di biologi molecolari, medici, ingegneri matematici e bioinformatici che ha partecipato a questo studio è già tornata al lavoro per analizzare altri farmaci innovativi in grado di inibire le proteine coinvolte nella riparazione del danno al DNA e nel controllo del ciclo cellulare. Il prossimo passo sarà trasferire le osservazioni fatte in laboratorio in un trial clinico che metta a disposizione dei pazienti con cancro del colon-retto questi agenti antitumorali».
«I PARP-inibitori spiega Sabrina Arena, un'altra autrice dello studio potrebbero segnare la svolta nella terapia di molti tumori. Tra questi oggi potrebbe esserci anche il tumore del colon-retto. La chemioterapia a base di oxaliplatino danneggia il DNA delle cellule dei tumori e spesso riesce a bloccare la crescita delle forme più avanzate di cancro al colon-retto. Tuttavia, molti pazienti devono interrompere i cicli di trattamento per l'alta tossicità, anche quando la terapia è ancora efficace. Per questo occorre trovare nuovi farmaci in grado di tenere sotto controllo la malattia alla fine dei cicli di chemioterapia. Ed è qui che entrano in gioco i PARP-inibitori che impediscono a questa proteina di riparare la rottura del DNA derivata dalla chemioterapia e quindi di replicare il proprio DNA per crescere e svilupparsi. Siamo solo all'inizio di un lungo e complesso percorso. Al momento stiamo studiando l'intero genoma per identificare se e quali caratteristiche molecolari del tumore consentano di selezionare i pazienti che potranno beneficiare di questo tipo di terapia».

16/03/2020 16:50:00 Andrea Sperelli


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