I sintomi gastrointestinali del Long Covid

Fra gli effetti anche disturbi della funzionalità intestinale

Il Long Covid non colpisce solo polmoni e cervello, anche stomaco e intestino sono sotto attacco. A rivelarlo è uno studio del VA Saint Louis Health Care System pubblicato su Nature Communications.
Lo studio ha valutato l'impatto dell'infezione su un set definito di disturbi gastrointestinali. Sono stati presi in esame pazienti positivi al Covid e sopravvissuti oltre 30 giorni dopo la diagnosi, messi a confronto con controlli sani e con un altro campione di controlli storici.
Del gruppo Covid facevano parte 154.068 persone, di quello dei controlli sani 5.638.795 persone, mentre dell'ultimo gruppo di controlli storici facevano parte 5.859.621 persone. Il follow-up medio per tutti e tre i gruppi è stato tra i 408 e i 409 giorni. La durata complessiva del follow-up è stata di 14.064.985 persone/anni.
L'analisi ha evidenziato nelle persone guarite un rischio più alto di ulcera peptica, malattia da reflusso gastroesofageo, dispepsia funzionale, pancreatiti acute, sindrome dell'intestino irritabile, colangiti e gastriti acute, con un rischio di 1,37 volte rispetto ai controlli.
Fra i sintomi emersi c'erano anche costipazione, diarrea, mal di stomaco, gonfiore e vomito, con un rischio di 1,54 volte più alto. Le differenze, inoltre, erano evidenti anche tra chi non era stato ricoverato in ospedale a causa dell'episodio acuto di Covid-19 e aumentavano in modo progressivo tra persone non ricoverate, ricoverate e ricoverate in terapia intensiva.
Anche uno studio del Policlinico di Milano ha approfondito le conseguenze del Covid-19 a livello intestinale ed extraintestinale nel lungo periodo.
Autori dello studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurogastroenterology and Motility, sono il Prof. Maurizio Vecchi, Professore ordinario e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Digerente - Università degli Studi di Milano, e il Dott. Guido Basilisco dell'Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia, Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Lo studio, da un lato, tranquillizza i pazienti affetti da Covid-19 nel senso che gli effetti gastrointestinali a lungo termine sono di severità lieve; dall'altro, sottolinea la possibilità che manifestazioni sia intestinali che extraintestinali possano persistere anche a mesi di distanza.
Già alcuni riscontri in letteratura rilevavano sin dal 2020 come il Sars-CoV-2 potesse colpire anche l'apparato gastroenterico, con almeno il 30% dei pazienti con diarrea o sintomi gastroenterologici nella fase acuta della malattia. Meno noto era quale fosse l'andamento nel tempo di questi sintomi, aspetto rilevante visto che spesso, dopo infezioni batteriche o virali, alcuni di questi disturbi tendono a cronicizzare, anche per anni, talvolta affiancati da sintomi extraintestinali (mal di schiena, mal di testa, debolezza) non spiegati da una specifica alterazione organica, questi ultimi definiti come “somatoformi”. Questo andamento caratterizza alcune sindromi funzionali come il colon irritabile o la dispepsia cosiddette “post-infettive”.
“Abbiamo quindi analizzato, dopo un intervallo di tempo di cinque mesi, i pazienti ricoverati presso il nostro Ospedale per infezione acuta da Covid-19 per capire se i sintomi gastroenterici che caratterizzano le malattie funzionali gastrointestinali come l'intestino irritabile e i sintomi somatoformi come la spossatezza/astenia, possano essere presenti a mesi dall'infezione - spiega Basilisco - Abbiamo studiato 164 pazienti dopo 5 mesi dall'infezione acuta da Covid-19. I risultati sono stati confrontati con quelli di soggetti sani e negativi al Covid-19. I dati dimostrano che sintomi gastroenterologici sono presenti a distanza dall'infezione, sebbene in forma assai lieve; il sintomo più frequente è la diarrea. Tra i sintomi extraintestinali molto più frequente è invece l'astenia, che raggiunge valori del 40% tra i soggetti colpiti dal Covid-19. Questi risultati suggeriscono, in linea con la letteratura più recente, che sia i sintomi che caratterizzano le malattie funzionali gastrointestinali che i sintomi somatoformi possano avere un'origine biologica comune”.
“La nostra ricerca ha studiato un argomento di notevole interesse, ossia il follow up a lungo termine di pazienti con un'infezione acuta da Covid-19 che nel 30-40% dei casi presentava problemi gastrointestinali, soprattutto diarrea - evidenzia il Prof. Vecchi - Altri studi avevano inoltre dimostrato casi di pancreatite, clinicamente non sempre evidente, ma riscontrabile dall'alterazione degli enzimi caratteristici del pancreas. Infine, un'altra forte evidenza della relazione tra virus e apparato digerente è il fatto che nell'infezione acuta si verifichi una significativa eliminazione fecale del Sars-CoV-2, probabilmente successiva alla fase iniziale, durante la quale il virus è localizzato nelle vie aeree superiori, prima che giunga negli altri organi e nei tessuti gastrointestinali”.

21/04/2023 10:40:00 Andrea Sperelli


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