Cancro alla prostata, solo 1 su 10 ha una protesi

Accesso alla protesi per una vita sessuale normale molto limitato

Ogni anno circa 12.000 italiani colpiti da cancro alla prostata sono sottoposti a rimozione radicale dell'organo. La metà ha poi grosse difficoltà ad avere erezioni normali e avrebbe bisogno dell'impianto di protesi peniene.
Tuttavia, la maggior parte dei candidati non ha accesso alle cure perché la protesi non è prevista dai Lea e quindi la maggior parte delle Regioni non eroga la prestazione.
Su 3.000 richieste ogni anno, le protesi impiantate sono circa 400, concentrate soprattutto nel Nord e nel Centro. Per questo motivo, gli esperti della Società Italiana di Andrologia lanciano un appello alle istituzioni affinché l'intervento di protesi peniena venga inserito il prima possibile nei Lea.
"Solo il 10% degli italiani che hanno bisogno di una protesi peniena riesce a farsi operare in una struttura pubblica, con liste di attesa che possono superare i 2 anni. Il restante 90% per tornare a una normale attività sessuale deve affidarsi al privato non convenzionato”, commenta Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia all'Università Federico II di Napoli, centro di eccellenza per l'impianto di protesi peniene dove vengono eseguite circa 40 interventi ogni anno.
"La recente revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza non menziona infatti alcuna rimborsabilità per le protesi dopo una chirurgia radicale pelvica per un tumore prostatico - sottolinea Omid Sedigh, neodirettore della Struttura Complessa di Urologia e Andrologia Ricostruttiva dell'ospedale Gradenigo Humanitas, tra i maggiori esperti anche a livello internazionale di implantologia protesica anche nei pazienti trapiantati - Le Regioni così non sono tenute a erogarle e sono pochissimi gli impianti a disposizione nei pochi centri pubblici che offrono l'intervento. Anche perché l'operazione è eseguita sostanzialmente 'in perdita' dagli ospedali.
L'intervento di impianto ha un costo superiore al rimborso previsto di fatto dal sistema molto datato dei DRG, che nella migliore delle ipotesi non arriva a coprire la metà del costo della protesi che ha carattere funzionale e non estetico per ripristinare la qualità di vita dei pazienti e della coppia, altrimenti molto compromessa", conclude Sedigh.
Ne consegue una distribuzione disomogenea delle prestazioni, praticamente assenti al Sud, e con grande variabilità nel numero di impianti, oscillando da 2 a oltre 60 da regione a regione.
“È paradossale che i Lea nati per tutelare l'equità territoriale nell'erogazione dell'assistenza non tengano conto dell'implantologia protesica peniena e non rispettino il principio di parità di genere omettendo il diritto dei pazienti oncologici all'impianto, riconosciuto e garantito con le protesi mammarie a tutte le donne operate di tumore al seno. Una disparità inspiegabile che nega il fondamentale diritto alla salute sessuale maschile anche ai malati oncologici candidati all'intervento di protesi", spiega Palmieri.
"Le protesi sono indicate per i pazienti che a seguito di un intervento di rimozione di un tumore prostatico hanno una disfunzione erettile grave che non risponde alle terapie mediche. Una malattia cronica e severa che può peggiorare altre malattie di cui è sintomo come il diabete e l'ipertensione, con la comparsa della depressione legata alla distorsione dell'immagine di sé, che diventa un vero handicap che può mettere a rischio la vita stessa oltre alla qualità di vita del paziente".

15/10/2021 10:20:00 Andrea Sperelli


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