Artrite reumatoide, l'inquinamento è un fattore di rischio

In soggetti predisposti aumenta le possibilità della malattia

L'inquinamento costituisce un fattore di rischio per molte malattie, non ultima l'artrite reumatoide. Lo ha scoperto un team dell'Università La Sapienza di Roma diretto da Guido Valesini, che spiega: «Sulla base di questa nostra nuova osservazione si può ipotizzare che l'inquinamento atmosferico possa avere un ruolo non secondario, in soggetti predisposti e attraverso meccanismi complessi, nella patogenesi di alcune malattie immuno-mediate, come l'artrite reumatoide».
In particolare, il responsabile sarebbe il particolato emesso dai motori diesel Euro 4 ed Euro 5, come si legge sulle pagine di Cell Death & Disease.
I ricercatori hanno indagato il ruolo del particolato proveniente dallo scarico dei motori diesel nella modifica dell'attività biologica delle cellule epiteliali bronchiali normali (NHBE). Le cellule NHBE sono state esposte in vitro alle particelle, campionate a monte dei tipici sistemi di post-trattamento delle emissioni.
I dati indicano che le particelle sono riuscite a influenzare in maniera significativa la vitalità cellulare, inducendo autofagia, apoptosi e necrosi, oltre a stimolare il rilascio della citochina pro-infiammatoria IL-18 e indurre la citrullinazione delle proteine e l'attività della peptidil arginina deiminasi nelle cellule NHBE.
Proprio l'aumento dei livelli di citrullinazione è associato a un aumento del rischio di insorgenza di artrite reumatoide. Non a caso, uno degli esami effettuati per la diagnosi è la verifica degli anticorpi diretti contro le proteine citrullinate (ACPA).
«Finora si considerava il fumo di sigaretta come il principale fattore ambientale noto capace di indurre la citrullinazione, ma i risultati di questo studio aprono la strada a nuovi approfondimenti», concludono i ricercatori.

07/12/2018 Andrea Piccoli


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