Covid-19 e obesità, spiegato il nesso

Alla base dei rischi maggiori c’è lo stato di infiammazione sistemica

Alcuni soggetti, come noto, soffrono più di altri le conseguenze di Covid-19. È il caso degli obesi, categoria fortemente a rischio per lo sviluppo di forme gravi della malattia. Qual è il motivo?
Uno studio pubblicato sull’International Journal of Obesity ha provato a far luce sul fenomeno analizzando due popolazioni di pazienti affetti da Covid-19: il primo gruppo di controllo era normopeso, mentre il secondo mostrava un indice di massa corporea superiore a 30, ovvero in condizione di obesità.
Osservando il livello di anticorpi IgG Spike neutralizzanti, i ricercatori hanno scoperto che nei pazienti obesi la quantità era molto ridotta rispetto ai pazienti normopeso. Ma gli scienziati hanno scoperto anche altro che riguarda la presenza di autoanticorpi. Gli autoanticorpi vengono prodotti erroneamente dal nostro organismo per combattere sé stesso, il principio di ogni malattia autoimmune.
Gli obesi, oltre alla scarsità di anticorpi, scontano anche la presenza di autoanticorpi che contribuiscono alla severità della malattia.
Secondo gli autori, la chiave di tutto sta nella leggera infiammazione sistemica che contraddistingue le persone obese. Spesso l’infiammazione rimane silente per anni, ma in caso di stimolazione può degenerare in breve tempo. Nel caso di Sars-CoV-2, l’infiammazione potrebbe trasformarsi in una violenta reazione autoimmune difficile da controllare.
I dati epidemiologici confermano l’ipotesi. Chi è obeso, infatti, rischia più di altri di incappare in una forma grave di Covid-19, nel caso in cui il suo organismo venga infettato dal nuovo coronavirus.
Lo rivelano 3 diversi studi, il primo dei quali è stato pubblicato su Obesity dai ricercatori del Centre Hospitalier Universitaire di Lille diretti da François Pattou. I ricercatori francesi hanno analizzato i dati di 124 pazienti affetti da Covid-19 ricoverati presso l’ospedale di Lille mettendoli a confronto con 306 pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva (ICU) con malattia respiratoria acuta grave non da COVID-19.
È emerso che i pazienti con un indice di massa corporea (BMI)>35 kg/m2 hanno avuto un rischio 7 volte maggiore di ricorrere a ventilazione meccanica rispetto a quelli con un BMI<25 kg/m2, anche dopo aggiustamento per età, diabete e ipertensione.
«I pazienti con obesità e in particolare quelli con obesità grave dovrebbero adottare misure extra per evitare la contaminazione da Covid-19», concludono gli autori.
Il secondo studio, pubblicato su Clinical Infectious Diseases, ha coinvolto 3.615 pazienti positivi al virus, il 21% dei quali (775) con BMI di 30-34 kg/m2 e il 16% (595) con BMI≥35 kg/m2. Nei pazienti con meno di 60 anni, l’obesità ha rappresentato un fattore predittivo riguardo al successivo ricorso alla terapia intensiva. Rispetto ai pazienti con BMI<30 kg/m2, quelli con BMI di 30-34 kg/m2 hanno avuto il doppio di probabilità di essere ammessi in ospedale e in terapia intensiva. I pazienti con BMI≥35 kg/m2 hanno avuto 2,2 e 3,6 volte più probabilità di essere ammessi a cure acute e intensive.
Si tratta di un fattore importante da considerare, anche perché, come ricorda l’autrice Jennifer Lighter del NYU Langone Health, il 40% degli adulti statunitensi è in condizione di obesità con BMI>30.
Il terzo studio, apparso su MedRxiv, ha coinvolto 4.103 pazienti, ricoverati in ospedale nel 48,7% dei casi. A parte l’età e l’insufficienza cardiaca, il maggiore predittore di ricovero ospedaliero è stato un BMI≥40 kg/m2.
«La condizione cronica con la più forte associazione con la malattia critica era l'obesità, con un odd ratio sostanzialmente più elevato rispetto a qualsiasi malattia cardiovascolare o polmonare», sottolineano Christopher M. Petrilli, del NYU Grossman School of Medicine, e colleghi.
Una possibile spiegazione del rischio maggiore di forma grave di Covid-19 per gli obesi è legato, secondo il prof. Pattou, all’infiammazione mediata dai depositi di fibrina nella circolazione, che favorirebbe la replicazione del virus nell’organismo.

22/11/2021 09:20:00 Andrea Sperelli

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