Covid, l’inverno è un alleato

La stagione fredda favorisce trasmissione e gravità della malattia

Esiste una stagionalità anche per Sars-CoV-2 e Covid-19. Il meccanismo che porta alla ribalta l’influenza in autunno e inverno si ripete anche con il nuovo coronavirus, sebbene in forma meno evidente.
Uno studio dell’Università di Cambridge dimostra infatti che la stagionalità è un ulteriore fattore di rischio da prendere in considerazione. Lo studio ha stimato il numero di morti associato alla variante Alfa negli ultimi mesi del 2020, scoprendo che durante la finestra invernale la cifra andava ben oltre le stime.
Le conclusioni dello studio, pubblicato su Plos One, sono condivise da Antonio Coviello, ricercatore del Cnr e autore di uno studio sulla stagionalità del virus pubblicato lo scorso anno: "Dopo i picchi di contagio e decessi dei primi mesi della pandemia, abbiamo tutti potuto notare che a partire da maggio il decorso della malattia è stato estremamente più mite, portando a un drastico calo dei contagi nei mesi estivi di giugno e luglio, tanto che si è iniziato a parlare di un depotenziamento del virus", ricorda il ricercatore.
"Per capire effettivamente quello che stava accadendo, abbiamo elaborato statisticamente tutti i dati in nostro possesso su terapie intensive, casi attivi e decessi e notato che i numeri estivi non corrispondevano a quelli attesi, ma erano più bassi rispetto alla variante osservata del virus. Questo dimostra sostanzialmente la stagionalità del virus, portando a raggiungere ad agosto valori quasi 20 volte minori rispetto a quelli di inizio aprile, dovuti non tanto alla letalità in sé della variante, quanto a fattori climatici e sanitari".
"I risultati suggeriscono che fattori come la stagionalità e la pressione sui servizi sanitari potrebbero aver contribuito al cambiamento. Questa conclusione viene supportata anche da uno studio israeliano che affronta i cambiamenti nell'ambito ospedaliero dei tassi di mortalità, e l'aumento in base all'occupazione dei reparti - scrive il professor Patrick Pietzonka del Centro per le scienze matematiche di Cambridge -. Sarà interessante vedere se le prove persisteranno come modelli in futuro".
Secondo lo studio italiano, il calo estivo è dovuto in parte al ruolo del sole, nello specifico all’effetto sterilizzante dei raggi solari ultravioletti, e in parte alla stagionalità della risposta immunitaria, più efficace nei mesi estivi.
Secondo i ricercatori di Cambridge, "studiare come la letalità di Covid cambia nel tempo e nelle diverse regioni potrebbe aiutare a guidare gli sforzi continui per affrontare questa malattia. Dati alla mano, è risultato che la probabilità di morte legata esclusivamente alla variante non è sufficiente a giustificare l'elevato numero di decessi. Inoltre, l'incremento della mortalità è iniziato prima che la variante Alfa si diffondesse. Da qui l'ipotesi che possano aver influito anche altri fattori, a partire dalla stagionalità del virus, come comunemente avviene con le altre malattie respiratorie, dal comune raffreddore all'influenza, oltre al sovraccarico di lavoro dei servizi sanitari".

25/11/2021 15:00:00 Andrea Sperelli

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