Covid, la variante della variante

In Inghilterra si sta diffondendo una sottovariante di Delta

Delta si scinde in diverse sottovarianti. Lo stanno osservando le autorità sanitarie del Regno Unito, dove il sottolignaggio AY.4.2 rappresenta ormai il 12 per cento dei nuovi contagi. Sembra avere una capacità di trasmissione ancora più elevata della progenitrice Delta, ma accompagnata per fortuna da sintomi minori.
La sottovariante può presentare due mutazioni, Y145H e A222V. «A oggi sono state individuate oltre cento sottovarianti di Delta: alcune di queste — come appunto AY.4.2 — si stanno differenziando. Ma per il momento tutto ciò che sta sotto il cappello della Delta è sotto il controllo dei vaccini», spiega al Corriere della Sera Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Senza dubbio, l’osservazione attenta e costante dell’evoluzione del virus è essenziale. Dopo mesi di stallo, la Rete coordinata dall’Istituto superiore di sanità è finalmente attiva e lavora a pieno ritmo. Dunque, se AY.4.2 in Italia risulta associata a pochissimi casi significa che al momento non si sta diffondendo. Chiaramente non sappiamo come evolverà la situazione nei prossimi mesi».
Ci sarà una nuova variante che soppianterà Delta, così come Delta ha soppiantato Alfa e Alfa il ceppo originario di Wuhan?
«Sars-CoV-2 è un virus che muta poco e la sua forza sta nella capacità di diffondersi, non ha interesse a uccidere il suo ospite. Fino a poco tempo fa ogni variante ha soppiantato la precedente: probabilmente ora i grandi cambiamenti per adattarsi all’uomo (rispetto alla specie animale da cui il virus è partito) sono finiti e continueranno ad esserci piccoli aggiustamenti sull’intera struttura del virus, non solo sulla proteina spike. Ma esiste ancora una fonte di preoccupazione: nel mondo ci sono ancora miliardi di persone esposte all’infezione e quindi Sars-CoV-2 ha pieno agio di circolare. Peraltro su questo possiamo solo fare ipotesi: in tanti Paesi manca completamente la diagnosi, i tamponi non vengono fatti e i decessi per Covid non sono registrati. Non sappiamo, per esempio, quanto Sars-CoV-2 stia circolando realmente in Africa. Sarebbe utile sottoporre tutta la popolazione a un sierologico specifico per conoscere la percentuale di guariti», conclude Perno.

19/11/2021 16:10:00 Andrea Sperelli

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