Covid, quanto è pericoloso per i bambini?

Uno studio inglese sembra rassicurare riguardo alle conseguenze più gravi

È noto che l’infezione da Sars-CoV-2 e il conseguente sviluppo di Covid-19 non colpiscano in genere in maniera grave i bambini. Tuttavia, è difficile stabilire quale sia il reale rischio di morte nella fascia d’età 0-18.
Innanzitutto perché in questi soggetti è molto più probabile che, nonostante l’infezione, la malattia non si manifesti affatto. Ciò si traduce nell’inaffidabilità delle stime sul tasso di letalità. Inoltre, quest’ultimo – già di per sé basso – è probabilmente sovrastimato perché spesso viene indicato il Covid come causa del decesso anche in presenza di comorbilità gravi.
Per cercare di stimare in maniera precisa questo rischio, alcuni ricercatori inglesi hanno riesaminato i dati raccolti dal loro servizio sanitario nazionale, prendendo in esame tutti i decessi di under 18 positivi a Sars-CoV-2. In tutto si tratta di 61 casi, 25 dei quali possono essere attribuiti a Covid-19. 22 direttamente per Covid e altri 3 per una sindrome multisistemica infiammatoria associata al Covid.
Gli epidemiologi inglesi, guidati da Lorna Fraser – direttrice del Martin House Research Centre di Heslington – hanno pubblicato gli esiti dello studio su Nature Medicine.
"In Inghilterra abbiamo un sistema di segnalazione obbligatoria, e in tempo reale, dei casi di decessi infantili. Nel periodo pandemico, questo sistema è collegato ai dati sulle infezioni da Covid. Così abbiamo potuto identificare tutti i decessi di bambini che erano risultati positivi al Covid. Ciò che è stato critico per questo studio è stato identificare i bambini deceduti per il Covid e quelli deceduti per un'altra causa, ma che sono stati coincidentalmente trovati positivi al Covid: sia al momento del ricovero in ospedale che quando un decesso viene registrato, i bambini vengono sottoposti al tampone per il Covid", spiega Fraser intervistata da Repubblica.
L’epidemiologa spiega il motivo per cui è stato così difficile ottenere un dato preciso riguardo al tasso di mortalità infantile: “Dipende molto dal fatto che nei primi mesi della pandemia in Inghilterra non venissero fatti tamponi ai bambini. Oggi però sappiamo che circa il 40% degli adolescenti ha gli anticorpi contro il Sars-CoV-2. Questo ci dice, quindi, che moltissimi di loro sono stati infettati, pur non avendo particolari conseguenze. Questo dato è stato raccolto dal nostro comitato vaccinale nazionale, che ha iniziato a dicembre 2020 a effettuare tamponi sugli adolescenti. Dapprima su quelli con disturbi neurologici. Poi, da prima dell'estate 2021, sugli adolescenti con malattie croniche. E più recentemente il test si è esteso a tutti i bambini tra 0 e 12 anni. Il 76% dei 25 soggetti tra 0 e 18 anni deceduti aveva malattie croniche, il 64% aveva comorbilità multiple (tra cui epilessia, asma e problemi cardiaci). Il 60% aveva delle "life limiting conditions", ovvero malattie che rendono probabile un decesso già in giovane età, come ad esempio la paralisi cerebrale, che richiede l'intubazione per poter essere nutriti".
Lo studio mostra anche una peculiarità del virus Sars-CoV-2, ovvero una curva del rischio in base all’età atipica rispetto ad altre infezioni: “In genere per le infezioni vediamo che la gravità delle conseguenze segue una curva a "U", nel senso che il rischio è alto per gli infanti, si abbassa per bambini, giovani e adulti e poi risale per gli anziani; nel caso del Covid non si ha una "U" ma una linea inclinata continua, con gli infanti a rischio quasi nullo, i bambini a rischio bassissimo, e così via in crescendo fino agli anziani dove il rischio di terapia intensiva è il più alto".

18/11/2021 14:10:00 Andrea Piccoli

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