Un nesso fra Covid e diabete giovanile

Dati americani sembrano suggerire una correlazione

La pandemia di Covid-19 ha agito da detonatore per i casi di diabete giovanile. Lo dimostra uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics a firma di scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora.
La natura del nesso non riguarda il virus in sé, ma il radicale cambiamento dello stile di vita imposto dalla pandemia, che ha determinato la chiusura seppur temporanea delle scuole, l'aumento della sedentarietà, il maggior consumo di cibo spazzatura e la riduzione delle attività sportive.
I casi di diabete giovanile durante il primo anno di pandemia sono saliti in maniera decisa, con un aumento percentuale del 77% e quasi un raddoppio dei casi totali.
Durante il primo anno di pandemia il 55% dei nuovi casi ha riguardato maschi, esattamente il contrario di quanto si vedeva prima del Covid. "Questo √® stato uno degli aspetti pi√Ļ insoliti dello studio" ha dichiarato l'endocrinologa pediatrica Risa Wolf, della Johns Hopkins University School of Medicine, prima autrice del lavoro. "Tipicamente vediamo pi√Ļ bambine che bambini con una nuova diagnosi di diabete, non capiamo il perch√© di questa inversione di tendenza".
Anche uno studio dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) che ha preso in esame i dati relativi a migliaia di under 18 conferma la tendenza in atto.
In un gruppo di oltre 80.000 bambini e adolescenti colpiti da Covid-19 le diagnosi di diabete risultano 2,6 volte pi√Ļ alte a partire da marzo del 2020. In un secondo e pi√Ļ ampio campione di quasi 440.000 soggetti l'aumento √® di circa il 30%.
L'incidenza di diabete nei guariti da Sars-CoV-2 √® pi√Ļ o meno doppia rispetto a quella di chi aveva sofferto di altre infezioni respiratorie.
"La ricerca √® interessante - sottolinea Sonia Toni, responsabile della Diabetologia ed Endocrinologia Pediatrica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer a Firenze - e richiama l'attenzione su un argomento da approfondire nei prossimi tempi anche in Italia e in altri paesi. A partire circa da luglio 2020 anche al Meyer abbiamo in generale registrato una importante crescita dei casi di diabete 1 e 2, ma soprattutto di diabete 1, nei bambini‚ÄĚ, chiarisce Toni. ‚ÄúStando ai dati l'aumento a oggi non √® pi√Ļ alto fra chi ha o ha avuto Covid-19, che peraltro fino all'autunno scorso √® emerso in pochi bambini".
"Statisticamente ci attendiamo ogni anno un aumento dei casi in media del 3% - spiega l'esperta - mentre circa nell'ultimo anno presso la nostra struttura è salito circa al 15-18%. Nell'ultimo periodo, poi, su 4 nuovi casi di diabete in 3 pazienti c'era anche una positività a Covid-19; tuttavia questi numeri ancora molto sporadici non consentono per ora di estrapolare alcuna connessione".
Gli scienziati americani hanno cercato di fornire le prime ipotesi sui motivi alla base del fenomeno. Il virus potrebbe aggredire fra le altre anche le cellule pancreatiche causando iperglicemia e alterando il metabolismo del glucosio. Oppure potrebbe velocizzare il processo già in atto che conduce a una condizione di prediabete.
"Varie infezioni, e non solo quella da Sars-Cov-2, possono essere associate a un'iperglicemia", commenta Toni, "e possono in qualche modo favorire la comparsa del diabete in soggetti predisposti. Questo può valere anche per il nuovo coronavirus e dovremo monitorare la situazione".
Ma fra i vari fattori va sicuramente considerata anche la scarsa attenzione all'alimentazione e all'attività fisica che si è rivelata soprattutto durante i periodi di lockdown.
"Queste cattive abitudini possono avere un ruolo anche rispetto all'insorgenza del diabete 1, in certi bambini", racconta la diabetologa pediatrica. "Inoltre la ritrovata socializzazione dopo la lunga chiusura del 2020 potrebbe aver favorito una maggiore diffusione e frequenza di alcune infezioni (non Covid) che hanno colpito i pi√Ļ piccoli e che, come spiegato, possono giocare una parte anche nel diabete".

25/08/2022 16:30:00 Andrea Sperelli


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