Le staminali contro il coronavirus

L’efficacia delle cellule staminali autologhe

Ancora una conferma dalla scienza sull’utilizzo delle cellule staminali in medicina che rappresentano una risorsa inestimabile e in fase di pieno sviluppo dimensionale a livello internazionale.
Le cellule staminali mesenchimali MSC sono cellule multipotenti con una spiccata capacità differenziata e replicativa. Le MSC sono presenti in diversi distretti biologici del nostro corpo ma il cordone ombelicale è tra le fonti più ricche e meno differenziate di cellule staminali, essendo cellule più giovani e più efficienti con una maggiore capacità di moltiplicarsi e di attecchire sono più neutre grazie alla loro immaturità immunologica.
Nello specifico le cellule staminali trovano il loro impiego nel correggere le risposte immunitarie e infiammatorie anomale, nel favorire l’attività antimicrobica e promuovere la rigenerazione dei tessuti. Quando somministrate per via endovenosa, le cellule staminali mesenchimali migrano naturalmente ai polmoni, bersaglio primario di terapia per la sindrome da distress respiratorio acuto da COVID-19. Sulla base di queste loro straordinarie proprietà, la comunità medica e scientifica ha avviato una serie di studi clinici volti a sfruttare il potere “rigenerativo” delle MSC per trattare i pazienti affetti da malattia da SARS-CoV-2.
“I primi risultati ottenuti dai ricercatori della Miller School of Medicine dell'Università di Miami e pubblicati su STEM CELLS Translational Medicine hanno dimostrato che le infusioni di cellule staminali mesenchimali derivate dal cordone ombelicale riducono in modo sicuro il rischio di morte e accelerano i tempi di guarigione per i pazienti COVID-19 più gravi”, spiega Stefania Fumarola, biologa e responsabile scientifica di In Scientia Fides. “Risultati analoghi sono stati ottenuti dallo studio Rescat, coordinato dal Prof. Massimo Dominici, direttore del Centro terapia cellulare dell’Università di Modena e Reggio-Emilia, nel quale è stata verificata la fattibilità e la sicurezza dell’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali nel trattamento della polmonite da SARS-CoV-2. Ma la scienza non si ferma. Il case report, appena pubblicato sul Journal of Personalized Medicine, ha dimostrato come le cellule staminali (multipotenti e pluripotenti) contenute nel plasma, in uno stato di quiescenza, di un paziente di 56 anni affetto da una forma clinica medio-severa di polmonite virale interstizio-alveolare da Covid-19 e reiniettate sotto cute portino ad una velocissima “negativizzazione” e alla scomparsa totale di esiti infiammatori e fibrotici polmonari a soli 40 giorni dal ricovero. Questi, e tanti altri studi, non hanno la presunzione di affermare la scoperta della “cura contro il COVID-19” ma sottolineano che l’utilizzo delle cellule staminali in Medicina rappresenta una risorsa inestimabile e in fase di pieno sviluppo”.
Un altro articolo pubblicato su Applied Sciences da Mario Balzanelli, presidente della Società Scientifica Sis 118, giunge a conclusioni simili.
La somministrazione di cellule staminali autologhe ha determinato in un paziente con polmonite interstiziale bilaterale da Sars-CoV-2 la totale regressione delle lesioni polmonari. La terapia è stata somministrata prima del ricovero ospedaliero e a più riprese nelle 4 settimane successive alle dimissioni.
"In questa prospettiva, riteniamo che il plasma possa porsi come formidabile arma in più da utilizzare nella strategia integrata di contrasto sia alla COVID-19, soprattutto se in fase clinica severa, sia alla sindrome post-COVID (o Long Covid), particolarmente al fine di evitare completamente o ridurre la massimo la fibrosi polmonare residua, e quindi il pesantissimo danno d'organo permanente che tende a tradursi, con comparsa variabile nel tempo, nell’insufficienza respiratoria cronica", ha spiegato all'Ansa Balzanelli. "Non ci riferiamo, in questo caso, al plasma eterologo, ossia al plasma donato da un altro soggetto la risposta, peraltro immediatamente disponibile e a costo zero, è data dal plasma autologo, ossia dal plasma dello stesso soggetto che si rende necessario curare in emergenza per una forma clinica grave di COVID-19".
"Nel nostro plasma - ha continuato Balzanelli - sono contenute centinaia di migliaia di cellule staminali 'dormienti' che, in seguito ad attivazione in tempi molto brevi con molecole specifiche, processo che viene effettuato, in seguito a prelievo ematico, all'esterno dell'organismo, si attivano, si risvegliano e, una volta reiniettate
sotto cute nel soggetto da cui provengono, attuano sin da subito, gestite dal sistema neuro-endocrino-immunitario dell'organismo stesso, la propria azione terapeutica"
Balzanelli fa notare peraltro che il plasma dei bambini contiene molte più staminali di quello degli adulti, e questa potrebbe essere la ragione della maggiore protezione di cui beneficiano i più piccoli nei confronti del virus.
“Le staminali rappresentano, a nostro parere, armi rivoluzionarie in grado di contrastare efficacemente la cascata immuno-infiammatoria sistemica che caratterizza le forme cliniche più severe della COVID-19, di modulare la stessa in senso anti-infiammatorio nonché di attivare e regolare direttamente la riparazione "massiva" delle cellule, dei tessuti, degli organi danneggiati tra cui, al primo posto, il polmone".

17/01/2022 14:30:00 Andrea Sperelli

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