Cancro al seno, tecnica prevede efficacia dell'immunoterapia

I vantaggi per la diagnosi dati dall'Imaging Mass Cytometry

È fondamentale conoscere la natura genetica di un tumore per cercare di scegliere la terapia migliore di caso in caso. Ciò vale particolarmente per il cancro del seno triplo negativo, il tipo di tumore mammario più difficile da trattare che rappresenta circa il 15% del totale delle neoplasie al seno.
«Il termine triplo-negativo indica l'assenza di tutti e tre i marcatori che in qualche modo “guidano” il trattamento nelle altre forme di tumore che invece hanno recettori ben definiti — spiega al Corriere della Sera Giampaolo Bianchini, responsabile dell'Oncologia della Mammella dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano —. In questo caso, invece, le cellule neoplastiche non presentano né il recettore per l'estrogeno né per il progesterone, ovvero quei recettori che portano a definire il tumore “ormono-dipendente” e rendono possibile l'opportunità di puntare sulla terapia anti-ormonale».
Alcuni studi hanno dimostrato l'efficacia dell'immunoterapia unita alla chemioterapia, ma l'effetto varia molto da paziente a paziente: «L'efficacia dell'immunoterapia nel trattamento del tumore al seno triplo negativo varia molto da paziente a paziente, ma al momento non sono disponibili marcatori utili a definire chi ne possa beneficiare di più, in particolare nella malattia precoce — chiarisce Bianchini —. Per capire se la neoplasia di una singola paziente sia più o meno suscettibile al trattamento con gli immunoterapici, nel nostro studio abbiamo utilizzato una tecnica molto sofisticata: la cosiddetta “Imaging Mass Cytometry”, che permette di analizzare un campione di tessuto tumorale e del microambiente che lo circonda a livello di singola cellula».
La tecnica consente di analizzare la composizione e la posizione di ogni singola cellula tumorale, permettendo così ai ricercatori di individuare le caratteristiche che predicono la maggiore efficacia dell'immunoterapia.
Lo studio è stato realizzato dal San Raffaele di Milano e da Fondazione Michelangelo, in collaborazione con altri prestigiosi gruppi di ricerca come il CRUK Cambridge Institute.
L'analisi ha coinvolto 243 donne colpite da carcinoma mammario triplo negativo sottoposte a Imaging Mass Cytometry per esaminare oltre 40 marcatori tumorali presenti in un singolo tessuto e ottenere così le informazioni necessarie per capire chi potrebbe trarre vantaggio dall'utilizzo degli inibitori dei check-point immunitari.
«La battaglia tra cellule tumorali e sistema immunitario è molto complessa — conclude Bianchini, che ha esposto lo studio al San Antonio Breast Cancer Symposium —: la capacità del tumore di inibire l'azione dei linfociti (e per contro la nostra capacità di riattivare tale azione attraverso i farmaci) cambia moltissimo da caso a caso e dipende non solo dalle molecole che il tumore esprime ma dal modo in cui la massa tumorale si è formata, ovvero dalla geometria del tumore. Le nuove tecnologie di sequenziamento e di analisi a livello di singola cellula permettono per la prima volta di ricostruire una mappa accurata della neoplasia e del microambiente in cui prospera. Si tratta di informazioni con una straordinaria capacità predittiva sull'evoluzione della malattia e sull'efficacia delle terapie, informazioni molto complesse che stiamo imparando a leggere solo adesso. I dati che abbiamo ottenuto contribuiscono a mostrare che una medicina di precisione, in grado di predire l'efficacia di una terapia prima che sia somministrata, è possibile. Ma resta ancora tanto lavoro da fare per rendere queste scoperte utilizzabili nella pratica clinica perché queste sofisticate analisi sperimentali richiedono un'alta specializzazione e costi elevati per la tecnologia».

14/12/2021 15:00:00 Andrea Sperelli


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