Covid, vaccino meno efficace dopo 6 mesi

Studio conferma la riduzione progressiva dell’efficacia

L’efficacia nella prevenzione delle infezioni da parte dei vaccini a mRna cala progressivamente nel corso dei primi 6 mesi. La conferma arriva da uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine da un team dell’Università di San Diego.
L’efficacia ha stabilito la riduzione dell’efficacia dal 90 al 65,5% da marzo a luglio. La ricerca sottolinea l’aumento delle infezioni anche in chi era completamente vaccinato soprattutto a partire da giugno, in corrispondenza con la diffusione della variante Delta e la fine dell’obbligo di indossare le mascherine.
Dal 1 marzo al 31 luglio un totale di 227 operatori sanitari dell'ospedale è risultato positivo a Sars-CoV-2; 130 dei 227 dipendenti (57,3%) erano completamente vaccinati. I sintomi si sono manifestati in 109 dei 130 lavoratori completamente vaccinati (83,8%) e in 80 dei 90 non vaccinati (88,99%). Non sono stati segnalati decessi in nessuno dei due gruppi e una persona non vaccinata è stata ricoverata in ospedale con sintomi correlati a Sars-CoV-2.
"I nostri dati - spiega lo studio - suggeriscono che l'efficacia del vaccino è considerevolmente inferiore contro la variante delta e può diminuire nel tempo dalla vaccinazione".
Lo studio sembra confermare i dati diffusi nel mese di maggio da ministero della Salute di Israele che dimostravano un’efficacia del vaccino di Pfizer pari al 94,3% nella prevenzione dei contagi asintomatici, mentre nel mese di giugno, quando la variante Delta era maggiormente diffusa, la copertura si attestava intorno al 64%. Rispetto alla malattia grave il tasso di efficacia era in calo solo del 5%.
I vertici di Pfizer hanno condiviso anche i risultati delle sperimentazioni su un’eventuale terza dose del vaccino originale per contrastare la variante Delta: in questo caso gli anticorpi sono aumentati di 5 volte fra i 18-55enni e di 11 volte fra i 65-85enni, segnalando quindi un recupero più significativo dell’efficacia proprio nella fascia d’età più esposta ai rischi della variante Delta.
Sulla terza dose, però, ancora non è stato deciso nulla. La Food and Drug Administration americana ha affermato chiaramente che al momento l’ipotesi non è in campo. Anche l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, si è dimostrata cauta: «È troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini».

07/09/2021 Andrea Sperelli

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