Un caffè per il jet lag

La bevanda interrompe il ritmo circadiano

Cosa si può fare per ridurre i disagi del jet lag? La risposta è semplice, secondo un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine: bere un caffè.
I ricercatori del Wisconsin National Primate Research Center di Madison sostengono infatti che la caffeina aiuti a interrompere il ritmo circadiano sonno-veglia spostandolo di un'ora circa.
Gli scienziati americani hanno sottoposto 5 individui sani all'assunzione di pillole contenenti caffeina tre ore prima di andare a dormire, per un periodo di quasi 2 mesi.
Stando ai test il ritmo circadiano delle persone risulta spostato di circa 40 minuti rispetto a chi non assume caffeina. Dalle analisi è emerso che la caffeina riesce a ostacolare il lavoro della molecola cAMP, già nota perché si lega ad alcuni recettori che promuovono il sonno.
Il jet lag appare comunque un fenomeno meno misterioso anche grazie a una ricerca effettuata dall'Università di Kyoto, in Giappone. Gli scienziati asiatici hanno pubblicato sulla rivista Science i dettagli di uno studio che descrive con precisione il meccanismo di funzionamento della vasopressina, ormone diuretico che costituisce una sorta di pendolo del nostro orologio biologico.
L'ormone agisce sull'ipotalamo, in particolare sul nucleo soprachiasmatico, regolando il nostro ritmo biologico. Questa specie di pendolo naturale ha bisogno di tempo per adattarsi, motivo per il quale sono necessari diversi giorni per riuscire a risincronizzarsi con il nuovo orario.
Secondo i ricercatori giapponesi, però, il processo di adattamento può essere velocizzato bloccando in qualche modo il pendolo. Su modello murino, i ricercatori hanno registrato una ripresa più veloce grazie all'inibizione dei recettori della vasopressina. Per questo è possibile in futuro la messa a punto di farmaci appositi che agiscano sull'ormone facendo recuperare ai viaggiatori l'ora giusta in minor tempo.
Un gruppo di ricercatori australiani, invece, hanno puntato su qualcosa di più pratico, un paio di occhiali speciali. L'idea è di alcuni ricercatori della Flinders University di Adelaide, che hanno messo a punto i Re-Timer, degli occhiali da sole che grazie all'emissione di una luce soffusa di colore verde reimpostano l'orologio interno dell'organismo umano.
Secondo i ricercatori, i nuovi occhiali potrebbero aiutare anche i turnisti, alleviandone la fatica e abituandoli a un ritmo sonno-veglia sempre diverso. Gli occhiali sono il frutto di un lavoro di ricerca ultra-ventennale sul sonno messo in atto dagli scienziati della Flinders University guidati dallo psicologo Leon Lack, secondo cui i Re-Timer riuscirebbero a stimolare quell'area del cervello che gestisce il ritmo circadiano: “gli orologi del corpo o dei ritmi circadiani influenzano i tempi di tutti i nostri modelli di sonno e veglia, la vigilanza, i livelli di prestazione e il metabolismo", spiega il dott. Lack.
Il ritmo sonno-veglia funziona grazie al lavoro svolto dai fotorecettori, che rilevano la luce solare segnalando al cervello la necessità di essere vigile. Il processo, tuttavia, viene messo in discussione dai lunghi viaggi che costringono al cambiamento del fuso orario oppure da lavori basati su un orario variabile e irregolare. L'idea per risolvere il problema consiste nel far percepire agli occhi una luce artificiale per rimettere nel giusto ordine il ciclo: “i nostri studi di ricerca su vasta scala hanno dimostrato che la luce verde è una delle lunghezze d'onda più efficaci per avanzare o ritardare l'orologio biologico, e ad oggi Re-Timer è l'unico dispositivo indossabile con luce verde”, spiega il dott. Lack.
Secondo lo psicologo, gli occhiali devono essere indossati 50 minuti al giorno per tre giorni. Se si indossano al mattino, gli occhiali faranno avanzare l'orologio biologico. Al contrario, se usati la sera prima di andare a dormire, i Re-Timer ritarderanno l'orologio biologico facendo svegliare tardi il soggetto.
I nuovi occhiali prodotti dai ricercatori australiani potrebbero rivelarsi una potenziale alternativa non farmacologica ai problemi derivanti da uno scombussolamento del normale ciclo sonno-veglia.

21/09/2015 14:14:00 Andrea Piccoli


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