Un farmaco per l'anemia in pazienti con malattia renale

Daprodustat si è rivelato sicuro ed efficace

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine segnala l'efficacia e la sicurezza del farmaco daprodustat per il trattamento dell'anemia nei pazienti affetti da malattia renale.
Il farmaco, assumibile per via orale, appartiene alla classe degli inibitori della prolil idrossilasi del fattore inducibile dall'ipossia (HIF PH inibitori) e sembra efficace come gli agenti stimolanti l'eritropoiesi (ESA). «L'anemia è un problema per tanti pazienti con malattia renale cronica, e dover andare in ospedale o farsi un'iniezione sottocutanea può diventare un deterrente per il trattamento», spiega Ajay Singh, del Brigham and Womens Hospital di Boston, primo autore di entrambi i lavori.
Gli ESA agiscono come sostituti dell'EPO per stimolare la produzione di globuli rossi, mentre gli inibitori HIF PH agiscono stabilizzando le proteine note come fattori inducibili dall'ipossia. In tal modo il corpo produce la propria EPO e migliora la mobilizzazione del ferro nel midollo osseo.
Gli ESA sono stati associati nel corso degli ultimi anni a un aumento del rischio di ictus, infarto miocardico, trombosi dell'accesso vascolare, progressione tumorale e decesso.
I ricercatori hanno valutato i dati di 2.964 pazienti in dialisi randomizzati a ricevere daprodustat o un ESA. Le analisi hanno mostrato un aumento dei livelli di emoglobina di 0,28 g per decilitro con daprodustat e di 0,10 g per decilitro con ESA. Gli eventi avversi cardiovascolari maggiori hanno colpito 374 su 1.487 e 394 su 1.477 partecipanti rispettivamente nei gruppi daprodustat ed ESA.
In 3.872 pazienti non in dialisi, i livelli di emoglobina sono aumentati (0,74 g per decilitro con daprodustat e 0,66 g per decilitro con ESA). Eventi avversi cardiovascolari maggiori si sono verificati rispettivamente in 378 su 1.937 partecipanti al gruppo daprodustat e in 371 su 1.935 partecipanti nel gruppo ESA.
Nelle analisi è stato raggiunto l'endpoint predefinito dello studio. Gli scienziati sottolineano comunque che la ricerca ha esaminato gli ESA darbepoetina alfa ed epoetina alfa, quindi i risultati potrebbero non essere estendibili ad altri ESA.

Fonte: NEJM

25/03/2022 15:15:00 Andrea Sperelli


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