I rischi dell'attacco ischemico transitorio

Anche in caso di Tia possono esserci esiti negativi

L'attacco ischemico transitorio (Tia) viene anche definito mini-ictus perché i sintomi che comporta sono simili: perdita di forza nel braccio, difficoltà a camminare, occhi annebbiati, problemi di linguaggio. A cambiare è il fatto che dopo qualche minuto tutto torna nella norma.
Un editoriale apparso su Jama invita a superare il concetto di transitorietà, dal momento che anche in caso di Tia il cervello può rimanere in qualche modo segnato.
La risonanza magnetica ha evidenziato la presenza di segni indotti dalla Tia, con conseguente perdita di neuroni. Secondo l'approccio odierno, Tia e ictus vanno considerati "un continuum di condizioni gravi legate a un'ischemia cerebrale".
Entrambi sono indicatori di disabilità attuale o imminente e rischio di morte. Quindi anche di fronte a un attacco ischemico transitorio bisogna agire subito, evitando di pensare che non si tratti di una minaccia reale perché i sintomi sono di breve durata.
"Indubbiamente è in atto una discussione sul modo migliore di definire un TIA”, spiega Mauro Silvestrini, Presidente di Italian Stroke Association e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia - Università Politecnica delle Marche. “Quello che va però in ogni caso sottolineato è che un paziente dopo un evento di questo tipo, va immediatamente preso in carico e sottoposto a una valutazione medica attenta in modo da scoprire, anche ricorrendo a esami strumentali, quali sono state le cause che hanno determinato il problema. Questo consente di intervenire immediatamente con la terapia più appropriata. Un paziente che ha avuto un TIA è a rischio di presentare un problema circolatorio più grave anche dopo un tempo brevissimo, soprattutto se la causa del disturbo è rappresentata da un problema cardiaco o da un restringimento delle arterie che portano il sangue al cervello".

14/03/2022 16:20:00 Andrea Piccoli


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