Diabete di tipo 1, scoperto nuovo meccanismo

Identificata una delle cause di soppressione delle cellule beta pancreatiche

Uno studio pubblicato su Nature Communications ha evidenziato l'esistenza di un nuovo meccanismo alla base della perdita delle cellule beta pancreatiche in caso di diabete di tipo 1.
La scoperta è frutto di uno studio internazionale condotto dal Centro di ricerca pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell'Università Statale di Milano e dell'Ospedale Sacco di Milano, in collaborazione con altre strutture, tra cui l'Università di Pisa e la Harvard Medical School.
Dallo studio è emerso che il malfunzionamento di un asse composto da 2 recettori - Igfbp3 e Tmem219 - che causa la morte delle cellule pancreatiche. Nel passaggio successivo i ricercatori hanno testato un intervento farmacologico che si è rivelato in grado di prevenire l'insorgenza del diabete su modello murino.
Questo risultato è stato confermato dall'inibizione genetica selettiva di Tmem219 sulle beta cellule pancreatiche in vivo, che consente di preservare e proteggere la massa beta cellulare in corso di diabete. Igfbp3 si comporta come una betatossina che causa, almeno in parte, la perdita delle cellule beta e predispone quindi all'insorgenza del diabete di tipo 1.
Paolo Fiorina, ordinario di endocrinologia e direttore del Centro di ricerca internazionale sul diabete di tipo I presso il Centro Invernizzi, commenta: «Il nuovo asse che abbiamo individuato è in grado di controllare il destino delle cellule beta pancreatiche e modulare la loro sopravvivenza. Lo studio mostra come questo meccanismo attivato a livello del pancreas endocrino sia in grado di controllarne la
funzione, soprattutto per quanto riguarda le cellule producenti insulina. La presenza di un aumento di Igfbp3 in circolo in pazienti affetti da malattia diabetica suggerisce che questo fattore possa funzionare come una tossina per la cellula beta pancreatica in corso di diabete, che interagendo con il recettore espresso sulla superficie delle beta cellule Tmem219 ne determina la morte».
«Il malfunzionamento del segnale Igfbp3/Tmem219 porta quindi alla perdita di cellule beta che producono insulina e contribuisce al danno beta cellulare che si sviluppa in corso di diabete. Infatti, l'inibizione genetica e farmacologica dell'asse in questione è in grado di preservare la massa beta cellulare, di prevenire l'apoptosi delle cellule beta e l'insorgenza della malattia in vivo in modelli murini per lo studio della malattia diabetica».
«Il blocco del danno indotto dall'attivazione dell'asse Igfbp3/Tmem219 - aggiunge Francesca D'Addio, primo autore dello studio e ricercatrice al Centro internazionale sul diabete di tipo 1 presso il Centro Invernizzi - rappresenta un'opzione terapeutica di grande rilevanza clinica nel mondo diabetologico e che ha le sue basi nello sviluppo farmacologico di composti volti ad inibire l'azione tossica di Igfbp3 sulla massa beta cellulare».

15/03/2022 09:32:00 Andrea Sperelli


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