Disinfettanti in gravidanza aumentano il rischio di allergie

Più probabile l'insorgenza di eczema e asma

L'enorme consumo di gel disinfettanti in tempi di pandemia potrebbe presentare il conto. Uno studio dell'Università di Yamanashi pubblicato su Occupational & Environmental Medicine mostra che l'uso frequente di prodotti per la sanificazione delle superfici e delle mani durante la gravidanza è associato a un rischio maggiore per il bambino di sviluppare allergie cutanee.
Lo studio, realizzato prima della pandemia, si è basato su questionari sottoposti a quasi 79.000 donne in gravidanza che per lavoro utilizzavano disinfettanti a uso medico e a base di alcol. Le partecipanti indicavano la frequenza dell'esposizione a questi prodotti nel secondo e nel terzo trimestre di gestazione, in una scala che va dall'assenza di uso fino a un impiego quotidiano.
I ricercatori hanno poi chiesto di riportare informazioni su eventuali allergie dei bambini all'età di 3 anni, escludendo eventuali fattori confondenti come le allergie dei genitori, l'esposizione al fumo di sigaretta o il consumo di alcol in gravidanza.
Ne è risultato che i bambini di madri esposte a questi prodotti hanno più spesso allergie cutanee e asma. Nel caso di un'esposizione quotidiana da parte della madre, il rischio di dermatite allergica nel bimbo all'età di 3 anni sale del 29% e quello di asma del 26%. Non sembrano esserci nessi, invece, con le allergie alimentari.
"Lo studio, ancora da approfondire, è certamente interessante", commenta Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, non coinvolto nel lavoro, "dato che dimostra, a livello statistico, un'ipotesi di cui si discute ampiamente".
I gel igienizzanti potrebbero alterare il microbioma cutaneo materno, alterazione che secondo alcuni studi sarebbe collegata allo sviluppo di allergie della pelle nel bambino.
Ma l'esposizione a composti organici volatili rilasciati dai prodotti potrebbe anche interferire direttamente con il sistema immunitario del bambino, aumentandone il rischio di asma.
"Non è un caso - commenta Fiocchi - che nel giro degli ultimi 50 anni siamo passati da una prevalenza del 10% a una del 30% per le allergie. Il rischio paventato dagli allergologi è quello di una 'generazione Covid' di bimbi nati durante la pandemia un po' più soggetti a questi problemi".
"Alle donne in gravidanza", prosegue l'allergologo, "si può consigliare l'assunzione di probiotici e prebiotici, insieme a specifici fattori vitaminici, sotto controllo medico, per proteggere il nascituro. La flora batterica è influenzata da quella della madre e le sue disregolazioni possono essere coinvolte nelle malattie allergiche, e non solo", chiarisce Fiocchi. "In gravidanza anche l'impiego di antibiotici può far aumentare la probabilità di allergie del bambino".

31/03/2022 10:30:00 Andrea Sperelli


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