Trasfusioni di sangue, a volte meno è meglio

Una strategia restrittiva associata a risultati migliori

In uno studio, il primo di questo tipo, i ricercatori dell'università dell'Australia Occidentale hanno analizzato una grande quantità di dati sui tassi di mortalità ottenuti da tutte le revisioni sistematiche dei trial clinici in cui venivano messe a confronto strategie "restrittive" e più "liberali" per le trasfusioni.
Lo studio chiave, noto come Overview of Systematic Reviews (Panoramica delle revisioni sistematiche), ha preso in esame i dati da 19 revisioni provenienti da 53 trial clinici univoci pubblicati tra il 1956 e il 2017. I risultati sono stati resi noti online oggi nella rivista BMC Medicine.
Parlando dello studio, l'autore principale, Kevin Trentino ha dichiarato: "La nostra ricerca esaustiva che ha preso in esame la letteratura medica ha sintetizzato grandi quantità di dati provenienti da revisioni sistematiche dei trial clinici, facendone il punto di partenza ideale per i medici e fungendo da linea guida per gli sviluppatori interessati nella ricerca sulle pratiche trasfusionali".
I risultati raccontano una storia interessante. Nel 1999, i ricercatori canadesi hanno pubblicato un trial clinico di riferimento che affrontava l'impatto del ritardo nel decidere di procedere a trasfusione fino a quando i livelli ematici del paziente non fossero inferiori ai livelli considerati necessari in precedenza per la sicurezza del paziente (un approccio noto come strategia restrittiva). I risultati hanno sfidato opinioni radicate in merito alle trasfusioni, poiché gli autori non hanno rilevato vantaggi per i pazienti sottoposti a una strategia trasfusionale più liberale. Infatti, in alcune misurazioni, i pazienti assegnati al gruppo con trasfusioni restrittive, e che hanno ricevuto meno sangue, hanno avuto risultati migliori.
"È interessante che 20 anni dopo, con più di altri 50 trial clinici, arriviamo alle stesse conclusioni", ha dichiarato il Prof. Aryeh Shander, un associato scientifico di IFPBM. "Abbiamo scoperto che tre quarti degli studi non hanno rilevato differenze nei tassi di mortalità tra i gruppi, e per un quarto i tassi di mortalità sono stati inferiori nei soggetti assegnati alla strategia trasfusionale restrittiva".
L'autore principale, Trentino, ha anche dichiarato che questa revisione esaustiva ha individuato una serie di importanti limitazioni presenti nelle revisioni e nei trial clinici inclusi. "I problemi identificati sono rilevanti perché hanno portato a differenze minori di quanto previsto nelle trasfusioni tra i gruppi studiati, distorcendo i risultati verso nessuna differenza per quanto riguarda la mortalità. Queste limitazioni devono essere prese in considerazione nello svolgimento di trial e revisioni future per arrivare a una migliore comprensione dell'impatto delle strategie trasfusionali sugli outcome dei pazienti".
I risultati di questo lavoro sono particolarmente interessanti e tempestivi nell'attuale contesto della pandemia causata dal COVID-19. "Nel mondo, le cure mediche stanno vivendo momenti di scarsità delle riserve di sangue con una diminuzione significativa delle donazioni dovuta alla pandemia”, ha dichiarato il dott. Shannon Farmer. "Questo studio fornisce alcune delle migliori prove a sostegno di un recente appello globale all'azione da oltre 43 esperti internazionali per avere un'implementazione immediata di una migliore gestione del sangue dei pazienti”.

26/06/2020 15:35:00 Andrea Sperelli


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