Radiazioni microscopiche per curare l'epilessia

L'obiettivo è disconnettere le aree del cervello dove nascono gli episodi

Utilizzare fasci microscopici di radiazioni per il trattamento non invasivo dell'epilessia e di altre patologie cerebrali.
Si tratta di una nuova tecnica sperimentale studiata alla European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble da Pantaleo Romanelli, direttore scientifico del Cyberknife Center del Centro Diagnostico Italiano di Milano. Questo nuovo approccio impiega questi fasci microscopici di radiazioni per tagliare le fibre nervose che all'interno del cervello trasmettono le scariche elettriche causa degli attacchi epilettici e bloccare così il propagarsi della crisi.
Questa tecnica è uno degli argomenti che saranno trattati nel convegno internazionale dal titolo Frontiers of Radiosurgery ospitato presso il Centro Diagnostico Italiano - CDI di Milano. Nel corso dell'evento i maggiori esperti mondiali si confronteranno sulle più recenti applicazioni della radiochirurgia stereotassica, una disciplina che utilizza le radiazioni come se fossero un bisturi chirurgico "virtuale" per combattere patologie come, ad esempio, epilessia e tumori.
L'utilizzo della radiochirurgia stereotassica per lesioni cerebrali, nevralgia del trigemino e casi selezionati di epilessia è già applicata al Centro Diagnostico Italiano grazie a Cyberknife, un acceleratore lineare montato su un braccio robotico, che può assumere oltre 1500 posizioni differenti intorno al paziente al fine di arrivare dove la chirurgia tradizionale è interdetta.
Il CDI, con oltre 10.000 pazienti trattati negli ultimi 15 anni, è uno dei centri con la maggiore casistica mondiale nell'utilizzo di questa strumentazione.
Sottolinea Pantaleo Romanelli, direttore scientifico del Centro Cyberknife del Centro Diagnostico Italiano e presidente del convegno Frontiers of Radiosurgery, organizzato dalla Radiosurgery Society: "È importante. sottolineare che questa nuova tecnica è ancora sperimentale ed è possibile grazie alle avanzate strumentazioni del Sincrotrone europeo. È un'importante frontiera che ha il vantaggio, oltre a non essere invasiva, di rappresentare potenzialmente un'alternativa al trattamento farmacologico per i pazienti su cui i farmaci non hanno effetto e che corrispondono a una percentuale di circa 30% del totale".

La tecnica

La crisi epilettica è generata da scariche elettriche che si propagano orizzontalmente dalla sua zona di origine della corteccia cerebrale alle zone circostanti. L'innovativa tecnica utilizza, come se si trattasse di un vero e proprio bisturi, fasci di radiazioni spessi anche solo 25 micron per creare incisioni verticali che interrompono questa propagazione e bloccano la crisi sul nascere.
Il tipo di radiazioni utilizzato per questo trattamento è molto avanzato ed è prodotto da uno strumento chiamato sincrotrone, un particolare tipo di acceleratore di particelle. I fasci di particelle sono generati nelle camere a vuoto anulari dei sincrotroni e di altri tipi di acceleratori di particelle che consentono ai fasci di elettroni di arrivare a velocità prossime a quelle della luce e di produrre radiazioni con una lunghezza d'onda compresa tra l'infrarosso e i raggi X.
Gli studi sperimentali effettuati presso il Sincrotrone europeo sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Scientific Reports.

23/10/2019 Andrea Sperelli


Notizie correlate