I trattamenti migliori per il glaucoma

Meglio laser e chirurgia dei colliri

Meglio il trattamento con il laser (tecnicamente si parla di trabeculoplastica laser selettiva) della terapia medica. Sia per quel che riguarda la gestione clinica delle persone affette da glaucoma sia per una maggiore sostenibilità economica della malattia.
Possono essere sintetizzate in questo modo, le conclusioni di uno studio prospettico condotto nel Regno Unito per valutare quale sia il trattamento più efficace (sul piano clinico, ma anche della qualità della vita) per la forma della malattia cosiddetta ad angolo aperto e dell'ipertensione oculare.
La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Ophtalmology, conferma quella che è una tendenza che inizia a emergere da ultimi anni. Ovvero: la maggiore appropriatezza di un intervento più radicale nella gestione del glaucoma.
Il glaucoma viene chiamato il ladro silenzioso della vista, poiché spesso rimane a lungo senza diagnosi. Nel frattempo, però, il danno oculare progredisce. Al punto che in 1 caso su 5 si può arrivare alla cecità.
Ma impedire questo decorso è possibile. Come? Anticipando il ricorso alla laserchirurgia. Considerando una platea di quasi ottocentomila pazienti, questa opportunità sarebbe indicata per centomila di loro. Gli interventi effettuati ogni anno in Italia sono però all'incirca la metà.
E comunque si tende a ricorrervi a distanza di anni dalla diagnosi: quando il quadro clinico si è aggravato, portandosi via le paure dei pazienti che spesso concorrono alla rinuncia all'intervento fin dalle prime battute.
Questo perché la terapia medica continua a essere preferita come prima scelta da larga parte degli specialisti.
“Il glaucoma è provocato da un incremento della pressione all'interno dell'occhio, che dipende dalla degenerazione senile di un filtro intraoculare che regola la quantità di liquido che l'occhio è in grado di drenare - spiega Stefano Gandolfi, direttore della clinica oculistica dell'Università di Parma e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche -. Invecchiando, la funzione di drenaggio peggiora. Così il liquido si accumula, la pressione sale e il nervo ottico viene pian piano danneggiato. Ecco perché la diffusione del glaucoma cresce con il passare degli anni e ha un'incidenza doppia dopo i 70 anni”.
Nonostante l'impatto sulla qualità della vita, i pazienti tendono ad abituarsi al progressivo deterioramento della vista. E quando i sintomi diventano evidenti, la lesione del nervo è spesso totale. Per questo è importante la diagnosi precoce attraverso controlli regolari che includano la misurazione della pressione intraoculare e l'esame del fondo dell'occhio per valutare le condizioni del nervo ottico.
“Una volta diagnosticato il glaucoma, in molti casi sarebbe opportuno procedere con l'intervento chirurgico in modo da drenare via il liquido e ridurre la pressione - precisa Gandolfi -. L'operazione può essere eseguita inserendo chirurgicamente minuscoli stent che creano una sorta di bypass per far defluire meglio i liquidi e impedirne l'accumulo”.
Come dimostrato dallo studio LiGHT, infatti, gli interventi (effettuati nelle diverse forme di glaucoma e in più stadi) possono ridurre in maniera significativa il danno sul nervo ottico e la progressione della malattia. La ricerca, condotta su oltre 600 pazienti e coordinata da un gruppo di specialisti del Moorfields Eye Hospital NHS Foundation Trust di Londra, ha evidenziato che gli occhi operati con il laser mantengono una pressione intraoculare nella norma nel 70 per cento dei casi. Inferiore è pure la quota di pazienti operati che vede progredire il danno visivo (20 per cento) rispetto a coloro che invece vengono trattati soltanto con i colliri (27 per cento).
Da qui l'indicazione a optare per la laserterapia fin dalla prima linea di trattamento, riportata anche nell'ultimo aggiornamento delle linee guida della European Glaucoma Society. Il tutto senza conseguenze sul piano della sicurezza, come dimostrato già nel 2021 attraverso la pubblicazione di un altro studio sul British Medical Journal.
“L'uso dei colliri è ritenuto da molti più semplice, ma l'evidenza scientifica più recente ci dice altro - prosegue l'esperto -. Numerosi studi hanno dimostrato che spesso i pazienti li applicano in maniera scorretta. Le stime riportano che una quota compresa tra il 30 e il 70 per cento di loro non aderisce correttamente alla terapia e addirittura 1 paziente su 2 finisce per abbandonare la terapia entro sei mesi”.
Alla laserterapia, secondo gli esperti, potrebbero optare in primis coloro che si operano di cataratta. “Sappiamo che il 4-8 per cento delle persone con cataratta che ogni anno si sottopone all'intervento di sostituzione del cristallino ha o svilupperà il glaucoma - conclude Gandolfi -. In questi pazienti, combinare all'intervento di cataratta una procedura chirurgica che aumenti la capacità dell'occhio di scaricare la pressione, potrebbe aiutare a tenere sotto controllo la malattia e a preservare la vista più a lungo”.

26/05/2023 10:10:00 Andrea Sperelli


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