Cancro del polmone, lo screening aumenta la sopravvivenza

Maggior numero di diagnosi e più possibilità di sopravvivere

L'introduzione dello screening regolare per il cancro del polmone negli Stati Uniti ha avuto come effetto un maggior numero di diagnosi in fase precoce e di conseguenza un rialzo del tasso di sopravvivenza.
Lo afferma uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team del Massachusetts General Hospital di Boston guidato da Alexandra Potter, che spiega: «Negli Stati Uniti nel dicembre 2013 è stato introdotto lo screening per il cancro del polmone tramite tomografia computerizzata (TC) per le persone ad alto rischio, ma i vantaggi di questo intervento nel mondo reale sono ancora in gran parte sconosciuti».
I ricercatori hanno analizzato i dati di due registri, identificando 763.474 pazienti di età compresa tra 45 e 80 anni che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) tra il 1 gennaio 2010 e il 31 dicembre 2018.
I dati sono stati utilizzati per stimare le variazioni annuali della percentuale di NSCLC diagnosticato allo stadio I tra i pazienti di età compresa tra 45 e 54 anni (non idonei allo screening) e tra 55 e 80 anni (potenzialmente idonei allo screening), insieme ai
cambiamenti nella sopravvivenza mediana per tutte le cause e alle tendenze nei casi di NSCLC diagnosticati per stadio dal 2010 al 2018.
È così emerso che la percentuale di casi rilevati fra i 55 e gli 80 anni non è aumentata in maniera significativa dal 2010 al 2013, cosa che è avvenuta invece fra il 2014 e il 2018, passando dal 30,2% al 35,5%.
Inoltre, la sopravvivenza mediana dei pazienti di età compresa tra 55 e 80 anni non
è aumentata significativamente dal 2010 al 2013 (da 15,8 a 18,1 mesi), ma la situazione è completamente cambiata dal 2014 al 2018 (da 19,7 a 28,2 mesi), con una stima di 10.100 morti evitate.
"Questa nuova prova suggerisce che ci siano benefici nel mondo reale derivanti dallo screening per il cancro ai polmoni per quanto riguarda le persone ad alto rischio", scrivono Anne Melzer della University of Minnesota Medical School e del Minneapolis Health Care System, e Matthew Triplette, del Fred Hutchinson Cancer Research Center e della University of Washington di Seattle, in un editoriale correlato.

British Medical Journal 2022. Doi: 10.1136/bmj-2021-069008
British Medical Journal

17/06/2022 12:40:00 Andrea Sperelli


Notizie correlate