Dipendenza da internet, come prevenirla e curarla

Diversi approcci per un problema tutto nuovo

Anche internet può creare dipendenza, ormai si sa. Nel corso di un incontro fra esperti che si è tenuto a Milano, sono state prese in considerazione le nuove forme di dipendenza tipiche di questa era ipertecnologica. Non solo internet, ma anche videogiochi, gioco d'azzardo on line, information overload, social network, pornografia.
Il direttore dell'Esc Team, che ha organizzato l'incontro, Paolo Antonio Giovannelli spiega: “alcuni paesi hanno dovuto affrontare queste dipendenze prima di noi, ma anche in Italia il problema esiste e ci aspettiamo che crescerà nei prossimi anni per cui, senza creare alcun allarmismo sociale, è necessario prepararsi a gestirlo”.
La prevenzione, come spesso accade, è fondamentale: “è necessario creare modelli di educazione scolastica per fronteggiare l'estendersi del fenomeno e agire sui singoli casi prima che si aggravino; la componente sociale e ambientale è forte e più agiamo precocemente e preventivamente più gli interventi possono essere efficaci; serve che gli operatori siano correttamente formati e preparati”, spiega l'esperto.
Per quanto riguarda le cure, sono diversi i modelli terapeutici che tentano di rispondere a disturbi relativamente nuovi e senza precedenti. “In questo momento non esiste una diagnosi, per cui non può essere preso in carico un paziente per questo tipo di problemi, è tutto molto nuovo; ma è importante che i Servizi sanitari regionali siano sensibili nell'accogliere le persone in difficoltà e nel disporre modelli organizzativi, all'interno delle Asl e dei Sert, i Servizi sulle tossicodipendenze. Sono tanti i giovani in difficoltà e molti di loro vivono il problema tra i muri delle proprie case, dove le famiglie non sanno come agire”, conclude Giovannelli.
Lo psichiatra Massimo di Giannantonio, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Chieti e docente all'università Gabriele D'Annunzio, ha studiato questo disturbo spiegando che discende da “processi proiettivi e identificativi che si mettono in atto quando si viaggia a lungo in dimensioni parallele rispetto alla realtà”.
Immedesimarsi in modo estremo in un alter ego virtuale, altrimenti chiamato avatar, può portare ad una vera e propria identificazione con l'eroe virtuale dalla quale può derivare la perdita di controllo della vita reale.
In termini tecnici si chiama 'trance dissociativa da videoterminale': una patologia del tutto nuova che scatta con l'utilizzo prolungato del mezzo informatico. "Il problema della navigazione virtuale - spiega lo psichiatra - è che mina il contatto con la realtà e genera un'esplosione del senso di onnipotenza, dovuta all'assenza di limiti anagrafici, geografici, contestuali".
Secondo l'esperto per non farsi risucchiare dalla rete "basta solo che la costruzione di un avatar sia finalizzata a disegnare realtà diverse, non migliori. Un'aspirazione simile è positiva - conclude - perché permette di esplorare parti sconosciute di sé, senza perdere di vista la vita di tutti i giorni".

11/04/2022 16:40:00 Andrea Sperelli


Notizie correlate