Disturbo da deficit di attenzione e sua terapia

“L'ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo neurocomportamentale caratterizzato da inattenzione, iperattività e/o impulsività che compromettono il funzionamento quotidiano delle persone che soffrono di questa malattia - afferma il prof. Paolo Curatolo, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile al Policlinico Universitario di Tor Vergata. L'ADHD è il più frequente disturbo mentale in età evolutiva, può avere un decorso prolungato e perdurare fino all'età adulta. Vogliamo dare una nota positiva sottolineando anche che il progresso nelle neuroscienze negli ultimi anni ha evidenziato la cosiddetta “neuroplasticità del cervello”, cioè la capacità dello stesso di cambiare in seguito al suo uso; oggi sappiamo che gli stimoli ambientali, durante il periodo dello sviluppo, giocano un ruolo importante nel formare l'architettura cerebrale finale. Gli studi più recenti rivelerebbero che l'ADHD può essere causato da una complessa combinazione di fattori genetici, neurobiologici ed ambientali”.
“Una volta completata la diagnosi, il primo intervento terapeutico sull'ADHD consiste nella comunicazione e nella spiegazione della stessa al bambino e alla famiglia: cosa significa avere l' ADHD - afferma la prof. Giulia Torrioli, professore associato di Neuropsichiatria Infantile all'Università Cattolica di Roma. E' necessario comunicare anche con la scuola perché gli insegnanti siano aiutati a comprendere le difficoltà, ma anche i punti di forza, spesso non pochi, del bambino. L'intervento terapeutico prevede poi un vero e proprio intervento psicoeducativo sul bambino e sui genitori”.
Per i bambini tra i 6 e gli 11 anni è possibile effettuare un trattamento individuale attraverso il quale il bimbo impara mediante un “pensiero interiore” a ridurre l'impulsività motoria, ad aumentare i tempi di attenzione e a riconoscere e gestire le emozioni; per gli adolescenti la terapia richiede maggiore flessibilità per poter affrontare le tante situazioni critiche tipiche di questa età.
“Solo se tutto questo si rivela insufficiente a risolvere o attenuare in modo significativo il disagio del bambino è opportuno l'uso dei farmaco” - precisa Giulia Torrioli.
Dallo scorso giugno l'Agenzia del Farmaco, attraverso il Registro Nazionale, ha reso disponibili anche in Italia i due farmaci più utilizzati a livello internazionale nella terapia dell'ADHD, uno psicostimolante derivato dell'anfetamina (metilfenidato) e uno non psicostimolante (atomoxetina).
“Il Registro nazionale ADHD, nato per garantire correttezza diagnostica e appropriatezza terapeutica, disegna per i bimbi e gli adolescenti ADHD un percorso assistenziale adeguato che, garantendo il diritto alla cura, prevenga nel contempo l'uso improprio o eccessivo dei farmaci che sono stati resi disponibili per questo disturbo - afferma il dottor Antonio Addis dell'Agenzia del Farmaco; è uno strumento di tutela unico in Europa e nel mondo che creerà una vera e propria “rete di protezione”, affinché l'uso dei farmaci sia costantemente controllato e appropriato e perché venga impedito ogni possibile abuso. In questo modo è stata garantita la disponibilità del farmaco soltanto ai casi di reale necessità evitando gli usi impropri verificatisi in altri Paesi. In ogni caso l'Agenzia Italiana del Farmaco elaborerà un Rapporto annuale, sulla base dei dati del monitoraggio e del Registro, finalizzato alla valutazione complessiva del problema e delle eventuali altre misure da adottare”.
“Il Registro - spiega il dottor Pietro Panei dell'Istituto Superiore di Sanità - vincola la prescrizione del metilfenidato e dell'atomoxetina alla predisposizione di un piano terapeutico semestrale da parte del Centro clinico regionale accreditato (Centro di riferimento), dove il paziente viene preso in carico e accompagnato per il ciclo di trattamento, previa individuazione precisa del percorso terapeutico individuale, tarato sulle reali esigenze di ciascun soggetto e definito in base al protocollo diagnostico che stabilisce modalità di diagnosi e terapie disponibili (psicocomportamentali e farmacologiche) per la cura dell'ADHD. In seguito le prescrizioni potranno essere effettuate dal neuropsichiatra infantile delle strutture territoriali o dal pediatra di famiglia, in base agli esiti del primo e dei successivi controlli periodici presso il Centro di Riferimento”.



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