Nuova tecnica per evitare il linfedema

Disturbo legato all'asportazione dei linfonodi ascellari

In caso di tumore al seno si ricorre spesso all'asportazione dei linfonodi ascellari e a radioterapia locoregionale, interventi che però possono provocare il linfedema o braccio gonfio.
I ricercatori della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno pubblicato su Cancer i dettagli di un nuovo approccio atto a scongiurare l'insorgenza del linfedema.
«In Italia quasi 60mila donne ogni anno vengono operate per un carcinoma mammario e ancora oggi, malgrado le diagnosi precoci e i progressi terapeutici, il 15-25% di loro deve essere sottoposto a una dissezione ascellare, con effetti spesso invalidanti — sottolinea al Corriere della Sera Massimiliano Gennaro, senologo dell'Istituto milanese e primo autore dello studio —. Il nuovo intervento di dissezione ascellare selettiva ha però un grande vantaggio: preserva il passaggio della linfa e quindi sostituisce il “vecchio” tipo di operazione tutte le volte che è necessaria la stadiazione chirurgica dei linfonodi ascellari».
Le probabilità di insorgenza del linfedema salgono in caso di asportazione dei linfonodi, di trattamento radioterapico sull'ascella e anche per chi è in sovrappeso, mentre rimangono ridotte se ci si sottopone soltanto alla biopsia del linfonodo.
«Quando il chirurgo è costretto ad asportare anche i linfonodi ascellari, oltre al carcinoma mammario, può rallentare la circolazione della linfa dell'arto, che si accumula nei tessuti, dando così luogo a un linfedema — spiega Gennaro —. Il linfedema si può formare gradualmente nell'arco di pochi giorni o anche dopo diversi anni dall'intervento. I più comuni sintomi sono il gonfiore (di tutto il braccio o solo di alcune parti), il senso di pienezza e pesantezza del braccio interessato, la difficoltà ad alzare l'arto, l'irrigidimento della spalla, la riduzione della capacità motoria o della flessibilità della mano o del polso. Prevenzione, fisioterapia e cure precoci sono decisive per far regredire, attenuare e tenere sotto controllo il rigonfiamento dell'arto».
Un piccolo studio nel 2013 aveva valutato per la prima volta la fattibilità della dissezione ascellare selettiva (SAD) che ha come scopo di preservare il drenaggio linfatico del braccio. Nel 2021 un'altra ricerca aveva confermato la sicurezza della tecnica, mostrando un tasso limitato di recidive ascellari.
Quest'ultima sperimentazione ha messo a confronto la dissezione ascellare tradizionale con quella selettiva su 130 pazienti affette da carcinoma mammario esteso ai linfonodi ascellari, con esiti che indicano l'efficacia e l'utilità della SAD.
«I linfonodi che drenano il braccio vengono identificati attraverso l'inoculo di un radiofarmaco e una linfoscintigrafia (una tecnica chiamata Axillary Reverse Mapping) — chiarisce il senologo —. La nuova tecnica chirurgica è risultata fattibile nel 94% dei casi e ha confermato i benefici attesi nella conservazione di un drenaggio linfatico collaterale che si può efficientemente adattare alla nuova richiesta funzionale, dopo l'asportazione dei linfonodi ascellari. E la conservazione selettiva di una media di due specifici linfonodi ascellari dimezza l'incidenza dell'edema del braccio rilevato a un anno dal trattamento chirurgico (dal 42% dopo dissezione ascellare completa al 21% dopo SAD): ovvero l'edema dopo non è solo meno frequente, ma è anche meno grave».
In termini di sopravvivenza non sono emerse differenze significative fra i due gruppi. «Le linee guida nazionali consideravano la SAD solo per casi appropriatamente selezionati, di fatto però questa tecnica chirurgica non era accessibile al di fuori di specifici protocolli di ricerca clinica — conclude l'esperto —. Ora, alla luce delle nuove evidenze, questa tecnica chirurgica può venire destinata a un gran numero di pazienti che nel loro percorso terapeutico richiedono la dissezione dei linfonodi ascellari. Non è più quindi soltanto un intervento di nicchia, anche in considerazione del fatto che non si tratta di una procedura complessa, ma ha una curva di apprendimento molto rapida ed è alla portata di tutte le Breast Unit. Non necessita di strumenti particolari (se non la sonda già in uso per eseguire la semplice biopsia del linfonodo sentinella) e il tempo è sovrapponibile (10-15 minuti in più nella fase di apprendimento) a quello della dissezione ascellare tradizionale».

09/02/2023 17:11:00 Andrea Sperelli


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