I trigliceridi alti aumentano il rischio di ictus

Possibilità più alte anche in chi ha già subito un ictus aterotrombotico

Chi ha subito un ictus aterotrombotico e mostra livelli alti di trigliceridi corre un rischio maggiore di nuovo ictus o problemi cardiovascolari. Lo afferma uno studio pubblicato su Neurology da un team della Tokyo Women's Medical University guidato da Takao Hoshino, che spiega: «Abbiamo scoperto che questa associazione è vera anche se il paziente assume una terapia con statine».
Gli scienziati hanno analizzato 870 persone che hanno avuto un ictus o un attacco ischemico transitorio, con età media di 70 anni. 217 avevano livelli elevati di trigliceridi, cioè pari o superiori a 150 milligrammi per decilitro.
Per un anno i partecipanti sono stati seguiti per scoprire se ci fosse un'associazione fra i livelli elevati di trigliceridi e la possibilità di accusare un nuovo ictus o la sindrome coronarica acuta.
I dati indicano che le persone con livelli alti di trigliceridi hanno un rischio maggiore del 21% di morte, ictus o malattie cardiache a un anno rispetto a un rischio maggiore del 10% per le persone con livelli più bassi. Quando i ricercatori hanno esaminato specificamente le persone che hanno avuto un altro ictus dopo un ictus aterotrombotico, hanno scoperto che 14 persone su 114 con livelli di trigliceridi normali ne avevano avuto uno durante lo studio, rispetto a 33 persone su 217 tra i pazienti con livelli elevati.
1 soggetto su 114 con livelli di trigliceridi normali ha sviluppato una sindrome coronarica acuta contro 5 su 60 fra le persone con trigliceridi alti. Non sono emerse invece associazioni fra livelli più alti di trigliceridi e futuri problemi cardiovascolari nelle persone che hanno avuto un ictus cardioembolico.
"La terapia con statine è un trattamento efficace per le persone con livelli elevati di
trigliceridi, ma il nostro studio evidenzia quanto sia importante esaminare tutti gli strumenti che una persona può utilizzare per abbassare i propri trigliceridi, tra cui le modifiche alla dieta, l'esercizio fisico e l'assunzione di acidi grassi omega-3", concludono gli autori.

Neurology 2022. Doi: 10.1212/WNL.0000000000200112
Neurology

18/07/2022 11:00:00 Andrea Sperelli


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