Il sale riduce l'aspettativa di vita

Meno longeve le persone che aggiungono sale a tavola

Un nuovo studio pubblicato su European Heart Journal riafferma il rischio associato a un consumo eccessivo di sale a tavola. Chi ha l'abitudine di aggiungere il sale alle pietanze mostra una minore tendenza alla longevità.
"Il nostro studio è il primo a osservare un'associazione tra l'aggiunta di sale a tavola e un rischio maggiore di morte prematura", affermano i ricercatori, guidati da Lu Qui, della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans. "E una modesta riduzione dell'assunzione di sodio, aggiungendo poco o nessun sale al cibo a tavola, può portare a sostanziali benefici per la salute".
Lo studio ha seguito per 9 anni 501.379 persone a cui è stato chiesto di compilare un questionario sulle loro abitudini alimentari.
Tenendo conto di tutti i fattori che avrebbero potuto influenzare i risultati, i ricercatori hanno concluso che chi aggiunge costantemente sale extra al cibo a tavola ha un rischio maggiore del 28% di morire prematuramente per qualsiasi causa.
All'età di 50 anni, chi ama aggiungere sale ha un'aspettativa di vita inferiore di un anno e mezzo per gli uomini e di due per le donne.
Come spiega Monica Giroli, nutrizionista del Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano, la mortalità precoce correlata a un maggiore consumo di sale era già nota. "La novità di questo studio riguarda proprio il modo in cui è stata valutata l'assunzione di sodio da parte delle persone. Di solito le ricerche si basano sulla frequenza di consumo di prodotti contenenti sale, come salumi, panificati e cibi pronti, ma rimane sempre difficile ottenere dati precisi sulla frequenza e soprattutto sulle quantità. Oppure, altri studi analizzano l'escrezione urinaria di sodio, ma questa può variare da un giorno all'altro in base ai cibi consumati a breve termine, non riflettendo appieno l'abitudine del consumo di sale a lungo termine. Chiedere quanto spesso si aggiunge il sale a tavola, invece, può essere un buon metodo perché rispecchia al meglio un comportamento abituale".
Secondo le stime, circa il 54% del sodio assunto ogni giorno è legato al cibo dei ristoranti e ai prodotti alimentari, il 36% proviene dal sale aggiunto a tavola e solo il 10% è contenuto naturalmente dagli alimenti consumati.
"Se vi sembra tutto insipido e avete sempre bisogno di aggiungere il sale, probabilmente la vostra assunzione media di sodio è alta", spiega la nutrizionista, "tuttavia, i dati dello studio, compresi quelli sul rischio di mortalità, si riferiscono a un campione che consuma una dieta anglosassone, in genere più ricca di cibi grassi e salati".
È però importante la notazione sul consumo di frutta e verdura: "Sembra che ci sia una compensazione grazie al contenuto di potassio e altri nutrienti benefici dei vegetali. Quindi chi eccede con il sale ma allo stesso tempo ha una dieta molto verde, potrebbe ridurre significativamente il rischio", conferma Giroli.
Il consiglio è comunque quello di ridurre il consumo di sale a tavola, considerando che il corpo umano ha bisogno di una minima quantità di sodio. L'Oms ne ammette un consumo di 2 grammi di sodio al giorno, che corrispondono a circa 5 grammi di sale.
La buona notizia è che negli ultimi anni la media di consumo italiana si è abbassata, seppur risulti tuttora troppo elevata. Fra il 2008 e il 2012 è stato stimato un consumo di 10,8 grammi di sale al giorno per gli uomini e di 8,3 grammi per le donne, quantità ridotta rispettivamente a 9,5 e 7,2 grammi giornalieri.

26/07/2022 17:00:00 Andrea Sperelli


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