L’olio extravergine d’oliva ci fa rimanere giovani

Il condimento rallenta l’invecchiamento cognitivo

Un aiuto al cervello nel contrastare il declino cognitivo. È l’azione che svolge l’olio extravergine di oliva, documentata da una ricerca del Cnr firmata da Giorgio D’Andrea, a cui hanno collaborato scienziati della Lumsa di Roma e dell’Università della Tuscia.
La chiave per spiegare l’effetto dell’olio sarebbe l’idrossitirosolo, un fenolo dalle evidenti proprietà antiossidanti presente nell’olio extravergine di oliva insieme ad altre sostanze polifenoliche come l’oleocantale e ad altre sostanze salutari come l’acido oleico, i grassi polinsaturi essenziali, la vitamina A e la vitamina E.
"Gli antichi greci - commenta Giorgio D'Andrea - erano ben consapevoli delle molteplici proprietà benefiche dell'olio di oliva. Oggi il nostro compito è dimostrare queste ipotesi, studiando i meccanismi coinvolti, per poter confermare con maggiore certezza che non solo la dieta mediterranea, nel suo complesso, è protettiva contro le malattie legate all'invecchiamento, ma in particolare l'olio extravergine di oliva di per sé può svolgere un'azione attiva di tipo preventivo e nutraceutico".
Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori canadesi, l’olio extravergine di oliva aumenterebbe la presenza di una proteina nel sangue chiamata ApoA-IV.
La molecola serve a controllare le piastrine, le cellule che evitano le emorragie ma che, in caso di aggregazione impropria, possono causare trombi, infarti e ictus.
La sperimentazione ha consentito di scoprire che ApoA-IV si lega a un recettore presente sulle piastrine per impedire loro di aggregarsi. Il meccanismo consente anche di ostacolare l’arteriosclerosi, processo anch’esso legato alla funzione piastrinica.
L'olio d'oliva avrebbe tra l'altro anche l'effetto di tenere a bada i livelli di glicemia nel sangue.
Lo studio pubblicato su Diabetes Care ha coinvolto 13 pazienti affetti dalla malattia (8 uomini e 5 donne), trattati con una pompa da insulina e sottoposti a monitoraggio costante della glicemia grazie a un sensore portatile.
I partecipanti hanno consumato pasti con la stessa quantità di carboidrati, ma dalla composizione diversa: in alcuni casi il menù prevedeva pasta e lenticchie, pane integrale e mela oppure riso, pane bianco e banana. I pasti sono stati presentati in tre differenti varietà rispetto al contenuto di grassi: poveri di grassi, ricchi di grassi saturi (grazie all'uso del burro) e ricco di grassi monoinsaturi (grazie all'utilizzo dell'olio extravergine di oliva).
I pasti ad alto indice glicemico hanno causato un aumento della glicemia maggiore rispetto a quelli a basso indice glicemico, a parità di calorie ingerite. Tuttavia, nei pasti ad alto indice glicemico, l'aggiunta di olio extravergine di oliva ha consentito di ridurre il picco glicemico post-prandiale.
Gabriele Riccardi, past president della Sid, commenta: «Uno o due cucchiai di olio extravergine di oliva ai pasti possono aiutare a moderare la glicemia senza dover limitare eccessivamente gli alimenti che contengono carboidrati, anche quelli come pane, riso, polenta e patate che hanno un indice glicemico più elevato».
In ogni caso, l'olio d'oliva sembra essere il condimento ideale anche per il nostro cuore. Lo dice una ricerca della Glasgow University pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition.
Secondo gli scienziati britannici, consumare olio d'oliva per sole sei settimane produce già una riduzione del rischio di infarto. Per dimostrarlo i ricercatori hanno analizzato un campione di 69 uomini e donne che non lo usano di norma. I soggetti sono stati divisi in due gruppi, uno dei quali ha consumato 20 ml d'olio d'oliva ogni giorno per 6 settimane. Grazie a una nuova tecnica diagnostica i ricercatori hanno esaminato la presenza nell'urina di una serie di peptidi prodotti dalla scomposizione delle proteine. La tecnica, nota come proteomica, consente l'osservazione di eventuali alterazioni a carico di alcune proteine, che rappresentano i segni precoci della malattia in atto prima della comparsa dei sintomi.
Dai risultati è emerso che il consumo di olio aveva ridotto il rischio di insorgenza di una malattia coronarica.
È la prima volta che questa tecnica è stata applicata dal punto di vista nutrizionale per cercare di capire quale alimento o quali ingredienti siano veramente responsabili dei benefici per la salute.
Anche uno studio americano decanta le qualità del più mediterraneo dei prodotti. Un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Illinois ha pubblicato su Circulation una ricerca sugli effetti prodotti dall'acido oleico – sostanza contenuta nell'olio extravergine di oliva – sulle funzionalità cardiache.
Douglas Lewandowski, coordinatore dello studio realizzato su un gruppo di topi affetti da insufficienza cardiaca, spiega: “il consumo di grassi sani come l'olio d'oliva può avere un effetto significativamente positivo sulla salute cardiaca".
Il team guidato dal prof. Lewandowski ha verificato l'efficacia dell'acido oleico nel conseguire “un miglioramento immediato nel modo in cui i cuori si sono contratti e hanno pompato sangue".
La sostanza ha non soltanto bilanciato il metabolismo dei grassi e ridotto i metaboliti grassi tossici nei cuori ipertrofici, ma ha anche ripristinato l'attivazione di diversi geni per gli enzimi che metabolizzano i grassi.
Uno studio dell'Università di Milano ha dimostrato peraltro la capacità dei fenoli dell'olio di oliva di inibire la formazione dei trombi e di indurre un effetto vasodilatatore.
Consumato nelle giuste dosi, l'olio extravergine di oliva si dimostra in grado anche di evitare o ritardare l'assunzione di farmaci per curare l'ipertensione, come dimostrato da un altro studio dell'Università Federico II di Napoli.
Senza dimenticare, infine, le proprietà antiossidanti e preventive nei confronti di varie forme tumorali grazie alla presenza dei polifenoli.

02/07/2021 14:40:00 Andrea Sperelli

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