Cancro al seno, inibitori dell'aromatasi per le recidive

Ridotto il rischio di recidiva rispetto all'uso di tamoxifene

L'utilizzo degli inibitori dell'aromatasi al posto del tamoxifene è correlato a una riduzione del rischio di recidiva in caso di cancro al seno. A dirlo è uno studio pubblicato su Lancet Oncology da un team diretto da Rosie Bradley di Oxford Population Health.
Per arrivare alla conclusione i ricercatori hanno combinato i dati di 4 diversi studi che hanno coinvolto un totale di oltre 7.000 donne colpite da carcinoma mammario in fase iniziale. Sono stati messi a confronto gli inibitori dell'aromatasi e il tamoxifene per capire quale dei due fosse il trattamento più efficace per le donne in premenopausa nel ridurre il rischio di recidiva.
Le donne erano state sottoposte a soppressione ovarica, ed erano state randomizzate a ricevere un inibitore dell'aromatasi o tamoxifene per tre o cinque anni. In un periodo di follow-up mediano di otto anni, 888 partecipanti hanno avuto una recidiva di cancro al seno. Si sono verificati 418 decessi, di cui 54 per cause non correlate al cancro al seno.
Nel gruppo che aveva ricevuto inibitori dell'aromatasi il tasso di recidiva del cancro era notevolmente ridotto rispetto al gruppo che aveva ricevuto tamoxifene. Nel complesso, il rischio di recidiva è stato ridotto in media del 21%, ma nei primi cinque anni il rischio è stato inferiore del 32% nel gruppo gestito con inibitori dell'aromatasi rispetto a quello trattato con tamoxifene.
Gli inibitori dell'aromatasi si sono dimostrati altrettanto efficaci anche nelle donne di età inferiore ai 35 anni, che hanno un rischio maggiore di recidiva. Fra i due gruppi non è emersa alcuna differenza nel numero dei decessi per cancro al seno o per qualsiasi causa. Tuttavia, i benefici dell'assunzione degli inibitori dell'aromatasi potrebbero diventare evidenti nel corso di un follow up più lungo.
Una percentuale leggermente più alta di donne nel gruppo degli inibitori dell'aromatasi ha avuto una frattura ossea nel periodo di follow-up (6,4% rispetto a
5,1% nel gruppo tamoxifene), mentre l'incidenza a cinque anni di cancro dell'endometrio è stata più alta nel gruppo tamoxifene (0,3%) rispetto al gruppo gestito con inibitori dell'aromatasi (0,2%). «Ora dobbiamo seguire le pazienti più a lungo per scoprire se anche i decessi per cancro al seno subiscano una riduzione. Dovremo considerare anche gli effetti sulla qualità della vita, ed è importante che i medici discutano con le pazienti i potenziali benefici e rischi per ogni approccio terapeutico», concludono gli esperti.

Fonte: Lancet Oncology

08/03/2022 16:10:00 Andrea Sperelli


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