Hiv, la terapia va iniziata subito

Le nuove linee guida anticipano il ricorso agli antiretrovirali

La terapia a base di antiretrovirali in caso di Hiv va iniziata senza indugi, anche lo stesso giorno della diagnosi se possibile. È quanto affermano le nuove linee guida dell'International Antiviral Society pubblicate su Jama.
I trattamenti iniziali sono quelli che non richiedono potenziamento con ritonavir o cobicistat, oltre a quelli con un'alta barriera alla resistenza.
Nel documento vengono illustrati nel dettaglio vantaggi e svantaggi degli inibitori dell'integrasi INSTI e non INSTI.
«Le linee guida affermano che gli inibitori dell'integrasi di seconda generazione, dolutegravir e bictegravir, offrono i maggiori vantaggi per il trattamento dell'Hiv, con più opzioni alternative se questi non sono tollerati. Supportano anche l'arresto di alcune strategie a lungo termine quali la somministrazione della profilassi per MAC (Mycobacterium avium complex) e il monitoraggio dei conteggi delle cellule CD4 per i pazienti trattati con ART che sono soppressi virologicamente», afferma Paul Sax della Harvard Medical School e del Brigham and Women's Hospital di Boston, co-autore del documento.
L'articolo è accompagnato da un editoriale firmato da James Riddell IV, ricercatore dello University of Michigan Medical Center di Ann Arbor, il quale osserva che, malgrado la disponibilità di antiretrovirali in singola compressa, ci sono ancora troppe persone sieropositive che ricevono trattamenti tardivi.
«Certo, le linee guida hanno uno scopo importante, ma esse servono solo come punto di partenza, come dimostra il fatto che l'implementazione si è rivelata molto impegnativa. É chiaro che per affrontare efficacemente l'epidemia di HIV è necessario un approccio prolungato che includa nuove strategie di prevenzione dell'HIV (profilassi pre-esposizione dell'HIV, educazione all'uso del preservativo), test HIV esteso, collegamento rapido e immediato all'assistenza ove possibile, soppressione virale per le persone infette da HIV e strategie per migliorare l'aderenza alla terapia e la ritenzione in cura», conclude l'editorialista.

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