Covid, perché è così grave per alcuni?

Conseguenze molto diverse a seconda dei soggetti

Uno degli elementi di Covid-19 che fin da subito ha colpito i medici è l'estrema variabilità delle sue manifestazioni cliniche. Se è vero che ogni infezione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda delle persone, quella causata da Sars-CoV-2 estremizza questo aspetto, passando dalla totale asintomaticità al bisogno della ventilazione assistita anche nella stessa categoria di persone.
La prima scoperta dei ricercatori è stata quella dei livelli insoliti di cellule T nel sangue delle persone colpite gravemente dalla malattia. I valori di un paziente deceduto hanno mostrato chiaramente il cambiamento nel livello delle citochine, le proteine che organizzano la risposta immunitaria.
In alcune persone, la risposta immunitaria è esageratamente violenta e finisce per colpire non solo i polmoni, ma anche cuore, fegato e cervello. Non è direttamente il virus a produrre i danni, ma la tempesta di citochine che aggredisce gli organi sani aggravando i sintomi dell'infezione.
Uno studio dell'Università di Cambridge ha studiato i cambiamenti nella risposta immunitaria al virus per poterli utilizzare come target di riferimento per la previsione di un'eventuale malattia grave.
Sono stati prelevati 207 campioni di sangue a pazienti infettati da Sars-CoV-2, misurando le risposte immunitarie per 90 giorni. Confrontando le risposte immunitarie delle persone con Covid grave con quelle che avevano sintomi lievi o erano addirittura asintomatiche, i ricercatori hanno accertato la presenza di livelli più elevati di citochine infiammatorie nei primi. I pazienti gravi, inoltre, mostravano di avere meno cellule immunitarie note per colpire in modo specifico il virus come linfociti T e B.
Già alla comparsa dei primi sintomi, quindi, i pazienti che sarebbero divenuti gravi mostravano bassi livelli di cellule immunitarie protettive e alti livelli di infiammazione. Chi aveva sintomi lievi mostrava invece una risposta immunitaria valida fin da subito e livelli di infiammazione bassi.
Alcuni studi hanno avanzato l'ipotesi che ad essere coinvolto sia il gruppo sanguigno del paziente. I dati sembrerebbero indicare una maggiore propensione alla malattia grave per i pazienti con gruppo sanguigno A o B, mentre quelli con gruppo sanguigno 0 beneficerebbero di una certa protezione. Uno studio del Radboud University Medical Center, in Olanda, pubblicato su eLife ha messo a punto un algoritmo basato su alcuni parametri dell'emocromo - quantità di globuli bianchi e rossi, livelli di ematocrito ed emoglobina - per quantificare il rischio di malattia grave. Altri studi ancora stanno portando avanti analisi genetiche alla ricerca di predisposizioni specifiche che possano indirizzare i medici a trattamenti personalizzati.

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