Hiv, nuova terapia con una sola compressa

Due farmaci in uno per aumentare l'aderenza terapeutica

Una novità importante per tutte le persone affette da virus Hiv. In Italia sarà ora disponibile un nuovo trattamento basato sulla combinazione dolutegravir/lamivudina ma in singola compressa.
Un cambiamento radicale per le persone che devono assumere farmaci per tutta la vita per tenere a bada l'infezione ed evitare che si sviluppi l'Aids.
La combinazione è disponibile per adulti e adolescenti sopra i 12 anni con peso minimo di 40 chili, nessuna resistenza nota o sospetta alla classe degli inibitori dell'integrasi, o a lamivudina. L'autorizzazione all'immissione in commercio si è basata sui dati degli studi Gemini 1 e 2, che hanno coinvolto oltre 1400 adulti con infezione da Hiv-1. “Gli studi hanno valutato l'efficacia e la sicurezza di questa combinazione rispetto al trattamento standard a tre farmaci nei pazienti mai trattati in precedenza, anche con carica virale di oltre 100.000 copie/mL - spiega Andrea Antinori, direttore dell'Uoc Immunodeficienze Virali - Inmi Spallanzani Irccs di Roma. Sul fronte della pratica clinica questo aspetto è cruciale, in quanto si potrà fin dall'inizio del trattamento utilizzare il minor numero di farmaci possibile, utili a garantire l'efficacia virologica e il benessere del paziente, aumentando la sicurezza e la tollerabilità”.
Per somministrare terapie semplificate in caso di Hiv, i medici devono verificare la presenza di alcune condizioni: in primo luogo, almeno uno dei due farmaci deve essere caratterizzato da un'elevata barriera genetica che impedisca al virus di sfuggire al controllo. Inoltre, deve essere garantita una potenza antivirale sufficiente a controllare la replicazione virale residua, e infine deve essere valutata l'eventuale presenza di resistenze derivate da fallimenti pregressi.
“Oggi i nuovi pazienti che iniziano una terapia - prosegue Antinori - possono avere la stessa efficacia con un farmaco in meno e certamente molti cambieranno la terapia da tre a due per beneficiare della singola compressa, ma la scelta dipenderà dal medico e anche dal paziente e dalla sua storia clinica”.
“La terapia con regime a due farmaci è un grande avanzamento nel campo della cura dell'infezione da Hiv ed è legata al superamento dello schema classico che richiedeva necessariamente tre farmaci per ottenere un effetto antivirale duraturo - afferma Carlo Federico Perno, professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica Università degli studi di Milano e direttore Microbiologia Ospedale Niguarda. “Non tutti i regimi a due farmaci possono però garantire efficacia, perché il virus dell'Hiv è in grado di ‘sfuggire' in caso di protezione inadeguata del trattamento antiretrovirale. Quindi sì alla terapia a due farmaci, ma solo con molecole adeguatamente potenti e in grado di controllare la replicazione, anche se usati in uno schema a due farmaci e non a tre”.
Da considerare anche la riduzione dei costi sanitari grazie all'adozione della terapia a due farmaci e l'innalzamento della qualità di vita dei pazienti.
“Avere a disposizione una terapia antiretrovirale che ha tra i suoi razionali più importanti, oltre quelli viro-immunologici, anche quello di essere un valido contributo al miglioramento della qualità della vita - dichiara Filippo von Schloesser, presidente Associazione Nadir - è davvero cruciale nel percorso di lungo termine. Fino a pochi anni fa era impensabile avere a disposizione una terapia completa con due soli farmaci che non imponesse cautele per possibili danni d'organo, fattore chiave da considerare quando si invecchia e si assumono terapie per le patologie tipiche di questa situazione”.

Notizie correlate