Hiv, primo uomo curato dai farmaci

In remissione da un anno solo con un cocktail di antiretrovirali

Per la prima volta al mondo, un uomo affetto da Hiv si trova in fase di remissione dall'infezione solo grazie all'utilizzo di un mix di antiretrovirali e non a seguito di un trapianto di midollo.
Il caso - noto come “paziente di San Paolo” - è stato illustrato dai ricercatori dell'Università Federale di San Paolo durante la Conferenza Aids 2020.
"Benché si tratti di un caso isolato, potrebbe rappresentare la prima remissione a lungo termine dall'Hiv senza un trapianto”, hanno detto i medici brasiliani guidati da Ricardo Diaz. L'uomo, di 36 anni, mostra analisi del sangue normali, senza i segni tipici dell'infezione. I medici brasiliani hanno aggiunto ai normali farmaci utilizzati altri 3 medicinali antiretrovirali per 48 settimane. Due di questi rappresenterebbero la chiave di volta per spiegare la remissione della malattia: maraviroc e nicotinamide, farmaci in grado di far venire allo scoperto i classici “serbatoi” virali da cui è caratterizzato l'Hiv. Quest'opera di evidenziazione del virus consente agli altri farmaci di eliminare finalmente l'Hiv dall'organismo.
Il paziente, sieropositivo dall'ottobre 2012, aveva iniziato i trattamenti due mesi dopo. Nel 2016 è stato uno dei 5 soggetti coinvolti nella sperimentazione di questa nuova terapia mirata.
Finita la sperimentazione, il paziente è tornato al trattamento standard, interrotto poi nel marzo del 2019. Ogni 3 settimane da allora i medici hanno eseguito nuove analisi del sangue che finora hanno sempre confermato l'efficacia della terapia.
"Si tratta di risultati eccitanti, ma molto preliminari", avverte Monica Gandhi, esperta di Hiv dell'Università della California a San Francisco e fra gli organizzatori della conferenza. Altri studiosi invitano alla cautela e chiedono ulteriori dati.
Il caso potrebbe diventare celebre come quelli dei pazienti di Berlino e Londra, entrambi guariti dal virus dopo un trapianto di cellule staminali. Se confermato, tuttavia, il caso del paziente di San Paolo rappresenterebbe una vera rivoluzione per via di un risultato ottenuto esclusivamente per via farmaceutica e quindi facilmente replicabile.

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