Vaccini Covid, AstraZeneca agli over 60

Ribaltate le indicazioni originarie per il rischio di trombosi

La via italiana alla soluzione del problema AstraZeneca è la raccomandazione all'uso del vaccino per gli over 60. L'uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni, annunciato dal ministro Speranza, prende atto del nesso ormai accertato fra rari casi di trombosi e inoculazione del vaccino sviluppato dall'Università di Oxford, ma non va oltre come negli altri paesi europei, Francia e Germania in primis, dove la raccomandazione si trasforma in divieto esplicito.
Il vaccino di AstraZeneca rimane quindi approvato per chiunque sopra i 18 anni di età, tenuto conto del "basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalità da Covid-19".
La circolare precisa anche che chi ha ricevuto la prima dose di Vaxzevria - nuovo nome del vaccino - può completare il ciclo assumendo anche la seconda. I dati sembrano indicare che i problemi di trombosi si manifestano solo dopo la prima dose. Alcuni avevano suggerito l'uso per la seconda dose di un vaccino diverso, ma sono molti gli specialisti contrari alla pratica, per ragioni che attengono sia alla sicurezza sia all'efficacia del ciclo vaccinale.
Del resto, dopo un anno siamo ancora in un terreno largamente inesplorato, tanto che i tecnici dell'Ema fanno proprio il concetto più famoso di Socrate - so di non sapere - denunciando l'incapacità momentanea di dare risposte certe all'opinione pubblica europea sul vaccino di AstraZeneca. Pur non conoscendone ancora i motivi, e avendo una conoscenza superficiale delle dimensioni reali del fenomeno, gli esperti dell'Ema devono alla fine ammettere che esiste un nesso tra alcuni rari casi di trombosi - causati da coaguli di sangue in compresenza con basso numero di piastrine - e la somministrazione del vaccino di AstraZeneca.
I benefici, tuttavia, continuano a superare - e di molto - i rischi, ma la decisione su eventuali restrizioni alle inoculazioni andrà presa dalle autorità nazionali. I casi segnalati da Ema sono 62 eventi di trombosi cerebrale e 24 di altro genere su 25 milioni di dosi in Unione Europea e Regno Unito. Poco per rinunciare a un'arma contro Covid-19, ma forse sufficienti per incutere timore nei cittadini europei e danneggiare la campagna vaccinale. Rebus difficile da decifrare per le autorità nazionali ed europee.
La conseguenza pratica sarà innanzitutto il secondo cambio di bugiardino nel giro di poche settimane. Nella nuova versione, le autorità inseriranno la probabilità ("likely") che il nesso esista nel punto 4.8 del foglio sulle caratteristiche del prodotto.
Mentre il dato generale sulle trombosi nei vaccinati sembra in linea con quello della popolazione non vaccinata, questa rara forma della malattia sembra manifestarsi con maggior frequenza.
I dati, tuttavia, non consentono il blocco del vaccino per categorie particolari. È vero che i casi riguardano soprattutto donne sotto i 50 anni, ma alcuni riguardano anche uomini e altre fasce d'età. Resta poi il dubbio sul motivo per cui ciò avvenga.
"Nelle prossime ore diremo che il collegamento c'è - ha anticipato Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccini dell'Ema - ma come questo avviene dobbiamo ancora capirlo. Il rapporto rischi-benefici di Astrazeneca resta a favore del vaccino, ma ora è sempre più difficile affermare che non ci sia un rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione e casi molto rari di coaguli del sangue insoliti associati
a un basso numero di piastrine”, spiega Cavaleri.
In attesa dell'Ema, i paesi europei vanno in ordine sparso: il 18 marzo la Francia ha deciso di riservare AstraZeneca agli over 55, il 30 marzo la Germania ha preso una decisione simile, allungando però la soglia a 60 anni. L'Olanda ha addirittura sospeso (di nuovo, dopo la prima sospensione a livello europeo) il vaccino per ogni categoria. Anche la Gran Bretagna, il paese che ha puntato quasi tutta la propria strategia vaccinale su AstraZeneca - ottenendo, va detto, risultati ampiamente positivi - sta pensando di fissare un limite d'età al di sotto del quale preferire un altro prodotto. Stessa riflessione dell'Italia, che a ore, dopo il pronunciamento dell'Ema, potrebbe assumere la stessa decisione dei paesi vicini. Ciò rivoluzionerebbe il piano vaccinale, che in origine prevedeva proprio l'uso di AstraZeneca per la popolazione giovane. Al contrario, ora il vaccino inglese sarebbe riservato ai più anziani, mentre Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson andrebbero ai più giovani.
Anche in questo caso è d'obbligo il condizionale, perché alcuni dubbi emergono anche per il vaccino di J&J. In fase di sperimentazione, si è verificato un caso di trombosi. Alcuni esperti ipotizzano che il problema riguardi in qualche modo l'utilizzo dell'adenovirus, aspetto che accomuna AstraZeneca, J&J, ma anche Sputnik e in prospettiva il vaccino italiano prodotto da Reithera. I due vaccini a mRna - Pfizer e Moderna - non sembrano soffrire dello stesso problema.
Per ragioni sconosciute, quindi, i vaccini con adenovirus innescherebbero - in un numero molto limitato di persone - un fenomeno autoimmune con attivazione anomala di fattori della coagulazione che finiscono per formare trombi. Ciò spiegherebbe per quale motivo il maggior numero di vittime siano donne, che per natura soffrono più spesso di problemi autoimmuni.
In attesa di ulteriori risultati, comunque, AstraZeneca ha deciso di sospendere in via precauzionale i trial in corso su bambini e adolescenti.

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