Parto.
Di dr.ssa Anna Carderi (del 03/12/2013 @ 18:38:36, in Lettera P, visto n. 741 volte)
Espulsione del feto e dei suoi annessi dall'organismo materno. A seconda di come avviene, il parto si distingue in normale (o fisiologico, o eutocico), se si verifica spontaneamente e, in anormale (o patologico, o distocico) quando, in seguito all'insorgenza di complicazioni od ostacoli al suo espletamento, è necessario l'intervento attivo dell'ostetrico. Il parto a termine si verifica da 275 a 295 giorni dopo l'inizio dell'ultima mestruazione, per cui viene detto precoce se avviene tra il 265░ e il 275░ giorno, prematuro (o pretermine) se avviene tra il 180░ e il 265░, abortivo se prima del 180░ giorno, tardivo (o serotino, od oltre il termine) se ha luogo dopo il 295░ giorno. In relazione alla gravidanza post-termine, nella pratica clinica, se le contrazioni non cominciano spontaneamente, l'induzione del parto viene proposta in genere già a partire da 41 settimane + 1 giorno. Questo perché numerosi studi hanno evidenziato un aumento della mortalità e morbilità neonatale dopo le 41 settimane. Nella specie umana, inoltre, il neonato a termine è comunque caratterizzato da una condizione di notevole immaturità e dipendenza, con raggiungimento della maturità fisica solo dopo un periodo estremamente lungo. A scopo puramente didattico, il parto può essere suddiviso in 4 fasi: Fase prodromica Fase dilatante Fase espulsiva Secondamento Le prime due fasi costituiscono il travaglio che comincia con forti e regolari contrazioni uterine accompagnate da modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione).